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VIGANELLO. "Anche mio figlio 'rinchiuso' in albergo"

Da: www.tio.ch 13.4.2010 (link all'articolo)

Spunta un nuovo caso legato a un ragazzo 'difficile'. In Ticino sembra sempre più urgente una struttura di contenimento dedicata ai giovani problematici

VIGANELLO – Dopo il caso di Claudio, segnalato lo scorso 2 aprile da Ticinonline, spunta la storia di un altro ragazzo ‘difficile’ piazzato in un albergo di Viganello, anziché in un istituto dove possa essere seguito da un progetto educativo. A rivelarlo è la madre dello stesso giovane, Roberto, 18 anni, di Lugano. “Mio figlio, l’unico che ho, si trova in albergo dallo scorso febbraio – spiega –. Mi sono sentita dire più volte che negli istituti non c’era posto e che non c’erano strutture adeguate per il suo caso”. Un’altra situazione che mostra come in Ticino sia sempre più urgente una struttura di contenimento dedicata ai giovani problematici che soffrono di stati di aggressività. Una tesi confermata anche da Roberto Sandrinelli, del Dipartimento della sanità e della socialità, nell’intervista in basso.

Un giovane allo sbaraglio – L’albergo in cui si trova Roberto, afflitto da questi disturbi sin dall’età della scuola media, non è lo stesso in cui è stato sistemato Claudio. Ma i punti in comune sono parecchi. Anche questo stabile si trova a Viganello. E non c’è l’ombra di un educatore nei paraggi. “Mio figlio da oltre un mese è parcheggiato in questo posto senza un sostegno – puntualizza la madre –. Ha un’operatrice sociale di riferimento, alle dipendenze dell’Ufficio delle famiglie e dei minori di Lugano. Ma lavora dal suo ufficio e fa ben poco. Forse perché ha troppi casi sotto mano e mio figlio per lei è semplicemente un numero”. A richiedere l’intervento delle autorità era stata proprio la madre, divorziata da oltre 10 anni, di fronte alle scenate violente del figlio. “Ho vissuto nella paura per molto tempo – fa notare –. Sono stata costretta a chiamare la polizia. Ma questa mia scelta forzata mi si è ritorta contro. La situazione è peggiorata. Ora nessuno si occupa più di mio figlio in maniera seria. Senza contare le spese. L’albergo in cui alloggia Roberto mi costa 550 franchi alla settimana. Oltre 2000 franchi al mese. E parlo solo dell’alloggio ”.

Scarsa considerazione - Si sente abbandonata, la madre di Roberto. Non presa sul serio. “Le autorità – riprende – aspettano sempre che si arrivi al limite e che stia per succedere l’irreparabile. Attendono che mio figlio venga colto con le mani nel sacco mentre spaccia o che mi metta le mani addosso per intervenire. Io ho fatto presente più volte come stanno le cose alle persone di competenza. Soprattutto alla Commissione tutoria. Invano. C’è tanta burocrazia e basta. Ti fanno sentire una stupida, sotto accusa. Questa storia va avanti da quando Roberto aveva 13 anni. Ora ha appena compiuto i 18. Cinque anni d’inferno. Anni importantissimi per un giovane”. Una donna sconsolata. Delusa. Che, qualche tempo fa, ha scritto anche alla consigliera di Stato Patrizia Pesenti, responsabile del Dipartimento della sanità e della socialità. “Io chiedo solo che mio figlio possa essere piazzato in una struttura che faccia al caso suo – ribadisce – o che possa essere seguito in maniera idonea. In modo da avere la possibilità di rimettersi in carreggiata. Per avere un futuro. Una speranza. Per non diventare un caso sociale. Finora nessuno si è mosso per darmi una mano in tal senso. Io non voglio mungere soldi allo Stato. Voglio solo smetterla di pagare soldi per niente. Più di duemila franchi al mese per tenere un figlio in un albergo, senza una guida educativa. A cosa serve? Se pagassi per qualcosa, sapendo che mio figlio è in buone mani, non mi lamenterei. Invece, così, mi sento quasi sfruttata”.     

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Roberto Sandrinelli, capo staff della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie.

È normale che un ragazzo 'difficile' sia piazzato in un albergo anziché in un istituto? No. Di regola un minorenne cresce nella propria famiglia. In caso di difficoltà può essere affidato a una struttura educativa o ad una famiglia affidataria. Solo in rari casi si ricorre temporaneamente a un'altra soluzione. Il 'parcheggio' in un albergo può essere dovuto al fatto che le strutture preposte in quel momento non sono in grado di accogliere quel determinato utente. Ma deve durare poco tempo e l'intervento deve comunque essere coordinato da un operatore sociale abilitato. Dal momento che una persona ha compiuto i 18 anni e non è sottoposta a tutela, le modalità di intervento sono concordate fra l'operatore sociale di riferimento e l'interessato.

Il dubbio è sempre più forte: a livello ticinese mancano strutture adeguate ad accogliere ragazzi 'difficili'? Di strutture, anche di ottima qualità, ce ne sono. Evidentemente non possiamo in un territorio cosi limitato disporre di strutture specializzate per ogni genere di utenti. Per alcune situazioni dobbiamo pertanto ricorrere a collocamenti fuori cantone. Un recente studio ha evidenziato la mancanza di un centro educativo in grado di contenere, soprattutto dal punto di vista relazionale, dei giovani adolescenti in situazione di grave disagio. Un luogo in cui accogliere ragazzi che hanno crisi comportamentali. Attualmente le strutture sul territorio accolgono giovani confrontati con problematiche di vario tipo. Tuttavia, se uno ha degli scatti di grande aggressività o si rifiuta addirittura di rispettare le regole minime della convivenza, necessiterebbe di essere seguito per un periodo limitato in maniera più approfondita.

Appunto. Ma allora perché metterlo in un albergo? Lo ripeto: la sistemazione di un minorenne in un albergo è e deve rimanere una situazione di emergenza e temporanea. Un maggiorenne, invece, non può essere obbligato a rimanere in un albergo contro la sua volontà. Evidentemente se decide di andarsene... Dove va? Chi paga ? Chi lo aiuta? Sicuramente nel suo passato da minorenne avrà avuto un qualche operatore di riferimento, al quale può sempre rivolgersi in cerca di aiuto. L'ideale sarebbe poter disporre di strutture educative differenziate in grado di accogliere tutte le domande che le famiglie, le autorità e talvolta i giovani stessi esprimono. Le autorità politiche stanno esaminando differenti scenari in funzione di adottare le misure e i provvedimenti necessari.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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