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Commissioni tutorie, il malcontento dei curatori. «Ancora troppe disfunzioni»

Da: Mattino della domenica, 14.02.10 pag 11
 
Il problema non riguarda tutte le commissioni, ma alcune sono – secondo chi ci ha a che fare – messe davvero male. Le conseguenze si ripercuotono poi su tutori e curatori, che spesso svolgono un’attività difficile in regime di semi-volontariato, oltre che sui loro pupilli, persone già fragili e bisognose

I problemi  legati alle tutele e alle commissioni tutorie sono ancora lungi dall’essere risolti. Le proteste non vengono solo dalle persone messe sotto curatela e tutela, ma anche dai curatori stessi. I quali non lesinano critiche nei confronti dell’operato delle Tutorie (non tutte).

Le rimostranze più frequenti: ritardi nel rispondere alle richieste (quando una risposta arriva), ritardi di anni nell’evadere i rendiconti, inosservanza delle disposizioni legali. Fare il curatore, rileva chi è al fronte, è un compito spesso gravoso. Un conto è occuparsi dei pagamenti a fine mese di un anziano, altra cosa è dover gestire ad esempio, una persona con problemi di tossicodipendenza. Il compenso è di 40 Fr all’ora con un tetto massimo di 3000 Fr; «compensi però – precisa il nostro interlocutore – che capita di vedere dopo anni, in quanto certe commissioni tutorie,  nell’evasione dei rendiconti, hanno tempi a dir poco biblici».

I tutori e i curatori sono infatti tenuti a presentare entro la fine di febbraio di ogni anno il proprio rendiconto «finanziario e morale», e questa è condizione essenziale per ottenere la remunerazione. La commissione tutoria è tenuta ad approvare i rendiconti entro il 30 giugno di ogni anno. «Ma questo non accade: ci sono commissioni che accumulano anni di ritardi nell’approvazione».

Ancora peggio va a chi è tutore o curatore ma vorrebbe dimissionare. E’ impossibilitato a farlo prima che si trovi un sostituto. Di modo che c’è chi da anni desidera cessare l’attività senza riuscire a farlo: «ciò che denota – protesta chi si trova in tale scomoda situazione – mancanza di serietà e di sensibilità da parte delle commissioni». Le conseguenze sul-la motivazione di questi tutori e curatori “coatti” si possono facilmente immaginare.

Simili problemi, è giusto sottolinearlo, non riguardano tutte le commissioni tutorie, ma alcune sì.

Casi sempre più complessi

Del fatto che non tutto giri come dovrebbe, è consapevole pure il Cantone. La Sezione Enti locali del Dipartimento delle Istituzioni è responsabile della vigilanza sulle tutele. «Non è un mondo facile – rileva Elio Genazzi, capo della Sezione degli Enti locali -. I casi di persone che necessitano di misure di tipo tutorio si fanno sempre più numerosi e complessi. Oggi in Ticino tra tutele e curatele si arriva circa a 3000. Si fatica a trovare delle persone disposte ad assumere questi incarichi, che non sono sempre semplici. Alla fine, è quasi la regola che chi assume curatele e tutele si trova ad agire in una situazione di semi-volontariato. E sempre più spesso per fare il tutore e il curatore non è più sufficiente una normale persona di buon senso; servono delle conoscenze specifiche. Può capitare dunque che ci voglia del tempo per trovare dei subentranti a chi vuole lasciare un incarico di tutore e curatore. Se però mi si parla di ritardi di anni nell’approvazione dei rendiconti d’attività da parte delle commissioni tutorie, è chiaro che questo non dovrebbe succedere. Non sono peraltro a conoscenza di situazioni di questo tipo; provvederemo a delle verifiche».

Conseguenze

«Va detto – aggiunge un curatore – che non sempre le tutorie inefficienti lo sono per cattiva volontà;  a volte sono oberate dal lavoro». Il problema però è lo stesso che si presenta con l’Ufficio del sostegno sociale del DSS, da tempo nel mirino in quanto non evade per tempo le pratiche. Vale a dire: si ha a che fare con persone fragili e bisognose, di conseguenza i malfunzionamenti si ripercuotono su un’utenza già afflitta da problemi spesso anche gravi, peggiorandone ulteriormente la situazione.

E se, inoltre, i tutori rimangono demotivati e si sentono bistrattati dalle Commissioni tutorie, si farà ancora più fatica a trovarne di altri. “Il ruolo di tutore – rileva Genazzi – comporta una buona parte di volontariato”. Ma il volontariato presuppone una forte motivazione, e se questa viene a mancare…

Attualmente, presso la Sezione enti locali è in corso uno studio, con l’obiettivo di effettuare una radiografia del tutore e del curatore, per cercare di capire cosa fare per migliorare la situazione.

E i margini di miglioramento, a quanto pare, non mancano…

Lorenzo Quadri

 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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