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Autorità tutoria. “Mia figlia ha subìto un trauma”

Da: www.caffe.ch 24.5.09

Da un anno in un istituto e poi lo scontro con il padre

Mauro Spignesi

"In seguito dopo un incontro burrascoso con il padre mi accusano di non collaborare e dicono che se la situazione non fosse cambiata mi avrebbero tolto la bambina...

"La mia è una lunga, travagliata e sofferta storia. Mia figlia aveva un  anno quando venne stata sistemata con me alla Casa Santa Elisabetta di Lugano; per cautelarla dal padre, ci spiegarono. Dopo qualche mese il mio ex marito aggredì una operatrice e minacciò il personale e così per quasi due anni gli vennero sospesi i diritti. Ma si presentò alla scuola, poi dai nonni. Insomma ne combinò di tutti i colori. Intervienne la polizia, poi il pretore. Venne nominata una curatrice per i diritti di visita, sempre alla Santa Elisabetta. Ma il mio ex marito ebbe nuovamente una crisi di rabbia e dopo aver spaccato giocattoli, strappato i disegni e minacciato la curatrice, venne sospeso ancora una volta: non potè vedere la bambina. Intervenne un nuovo pretore e una psicologa che disse alla bambina (che nel mentre provava un senso di paura e sfiducia nei confronti del padre) di dimenticare quanto accaduto in precedenza. Ma nulla, venne praticamente obbligata a incontrarlo". 

"Mia figlia a quel punto cominciò a stare male fisicamente, a soffrire di emicranie, sonnambulismo, vomiti. La portai da uno psichiatra infantile che firmò due certificati: diceva che non era pronta per vedere il padre. Venne nominato un nuovo tutore". 

"In seguito dopo un incontro burrascoso con il padre mi accusano di non collaborare e dicono che se la situazione non fosse cambiata mi avrebbero tolto la bambina. Possibile? Certo. Vengono convocati anche i nonni. La situazione sembra non si voglia sbloccare. Poi avviene un primo colloquio, pochi minuti con pianti e vomiti. Il tutore ne prende atto".

"Tempo dopo, tornano alla carica: la bimba deve vedere il padre. E io sono costretta ad assistere a scene incredibili, mia figlia deve superare prove che per lei sono devastanti. Ho visto tutori andare via, ho sentito parole che non avrei mai voluto sentire dai pretori. Quello che voglio dire è che spesso queste persone della tutoria, come il pretore, dovrebbero avere più delicatezza, dovrebbero pensare più ai bambini. Invece spesso le loro decisioni si trasformano in traumi".

"Io lo vedo, lo sento, capisco al volo mia figlia, che intanto ha compiuto 10 anni: sono sua madre. Non hanno diritti, i bambini? Volevo dire tutte queste cose al capo delle istituzioni, a chi coordina il lavoro di queste persone che hanno avuto a che fare con me e mia figlia. Volevo dirgli che il domani per i nostri giovani deve essere basato su onestà, professionalità, sincerità e rettitudine. Con l'aiuto di un terapeuta, del fratello e di un educatore, sto faticosamente ricostruendo una tranquillità del la bambina, il suo equilibrio fisico e psichico. Ma so che la strada da percorrere è ancora lunga".

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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