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Autorità tutoria. Sempre più salata la fattura da pagare dei genitori in crisi

Da: www.caffe.ch 24.5.09

Malattie mentali. Dissidi fra genitori. Raddoppia il lavoro delle tutorie

Clemente Mazzetta

Stato invadente o uomini e donne incapaci di gestire la propria famiglia? Crescono i casi di contestazioni, di ricorsi, di polemiche sulle decisioni delle commissioni tutorie. Sempre più mamme e papà contro lo Stato.

Anche perché aumentano i casi critici: per malattie mentali, per dissidi fra genitori, per esigenze educative, per tante situazioni critiche familiari, in dieci anni è raddoppiato il lavoro  delle tutorie. I cui operatori sono sempre più insoddisfatti. È recente la notizia delle rivendicazioni di un gruppo di operatori, chiedono indennità (40 franchi all'ora) agganciate al carovita, ma anche maggior formazione. I dati nudi e crudi: si è passati dai 2'600 casi del 1999 ai 4'300 del  2007 per i maggiorenni. E dai 1'300 incarti del 1991 ai 2'600 del 2007 per i minorenni. Non è solo la famiglia in crisi, è la società da mettere sotto tutela. 

Il dato più eclatante è che la crescita degli interventi delle Commissioni tutorie (qualcosa come settemila procedimenti all'anno) ha provocato un aumento di conflittualità, con situazioni dolorose,  drammatiche come raccontano i casi pubblicati nella pagina accanto. A spiegare questa impennata, certamente la riforma delle commissioni tutorie, che in passato - fino al 2001 - erano amministrate dai sindaci. Oggi le competenze sono state accorpate in 18 commissioni presiedute da un giurista, con un delegato comunale e un esperto sociale.

Ciò ha portato ad un maggior controllo sui casi gestiti in passato "alla buona", dai 245 sindaci. E ad una maggior professionalità, come ha evidenziato anche il rapporto commissionato dal Dipartimento delle istituzioni Kurt Affolter, reso noto a dicembre. Un rapporto che ha radiografato lo stato di fatto  evidenziando i punti critici, ovvero un basso grado di occupazione, la mancanza di persone qualificate per la conduzione dei mandati, una forte differenza sugli standard di lavoro delle autorità, una ridotta dimensione dei comprensori e il ruolo del delegato comunale da rivedere. "La crescita dei casi è dovuta alla nuova legge del 2001, che ha migliorato l'intervento della tutoria e alla riforma del diritto di famiglia che ne ha aumentato le competenze", dice Ettore Vismara, presidente della Commissione tutoria di Paradiso. Un  caso esemplare, visto che è anche sindaco di Paradiso. Una doppia funzione che gli fa toccare con mano ogni risvolto dei casi che esamina. "Ma di sicuro l'aumento è ascrivibile anche al maggior disagio della nostra società: è aumentata la conflittualità fra genitori, sono cresciuti i problemi e l'incapacità di affrontarli..."

Crescita della povertà, della crisi economica, ma anche diminuzione dell'importanza e della solidità della famiglia, come sottolinea il ministro Luigi Pedrazzini. Per il consigliere di Stato si tratta del costo sociale "della disgregazione delle famiglie che non sanno più condividere, avere un progetto comune. La società paga la fattura della crisi della famiglia".

A contestare però le decisioni delle autorità tutorie si è fatto avanti negli ultimi tempi anche il movimento "Papageno" che si occupa dei diritti dei genitori divorziati. Nell'ultimo mese ha organizzato manifestazioni di protesta ad Agno, Lugano e Bellinzona. "Critichiamo una carenza di professionalità -  dice il coordinatore Gianfranco Scardamaglia, 46 anni - e la loro ingerenza arbitraria e sproporzionata nella vita delle famiglie". Una contestazione che tocca sia il codice civile "che attribuisce eccessivo potere a queste commissioni", sia l'Ufficio di vigilanza "che contemporaneamente consiglia e istruisce le tutorie ed evade i ricorsi dei cittadini contro le decisioni delle stesse", aggiunge Scardamaglia, che si lamenta infine per le lungaggini delle decisioni dell'ufficio di vigilanza e degli altri livelli di ricorso, non essendo dato l'effetto sospensivo dei ricorsi. 

Per aumentare la professionalità si sta studiando di ridurre le commissioni da 18 a quattro (due per il Sopraceneri e due per il Sottoceneri). 

Una proposta che non tutti condividono. Per Vismara, ad esempio, elude il problema reale. "Il problema non è il numero delle tutorie, non sono sono le decisioni - spiega -, ma l'applicazione delle sentenze: i tutori pubblici non assumono più casi nuovi, quelli privati mancano. Manca gente e mancano i soldi; mancano le strutture, i foyers, gli istituti di contenimento per minori nell'età critica, dai 14 ai 18: Questi sono i problemi, non altri". 

Insomma una situazione delicata, di difficile soluzione, per la quale Pedrazzini intende operare un'ampia consultazione che coinvolga le autorità tutorie attuali, le parti interessate e i comuni. Il  progetto di riforma sarà presentato entro l'autunno.

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Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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