Da: www.caffe.ch 15.1.17

In caso di divorzio l’autorità giudiziaria assegna un contributo di mantenimento sia alla mamma sia al figlio. Paga, quasi sempre, il papà. Per i figli nati fuori dal matrimonio sino all’anno scorso non era così. Solo i minorenni potevano avere il contributo. Le mamme no. A meno di casi, rarissimi, in cui il padre si faceva carico, volontariamente, e metteva mano al portafoglio. La nuova normativa sul diritto di famiglia, approvata dalle Camere federali, ha modificato il Codice civile ed è scattata dal primo di gennaio 2017. Cambia dunque la prospettiva, perché consente ai figli di genitori non sposati di richiedere, pure con effetto retroattivo, l’adeguamento del contributo di mantenimento, naturalmente rivisto al rialzo. E questo senza che il figlio debba dimostrare un cambiamento "delle circostanze di fatto sue o dei genitori". In pratica in qualunque caso e senza giustificazioni.
La novità sta già sta facendo rumore. Perché tanti padri che oggi versano mensilmente una cifra importante, in futuro potrebbero essere costretti a pagare di più, molto di più. "Sicuramente su questo fronte si andrà incontro a un periodo problematico, perché sono attese numerose istanze", avverte l’avvocato divorzista Daniele Jörg. E non è l’unico a vedere complicazioni all’orizzonte. "Lo scopo della revisione - spiega l’avvocato Igor Bernasconi, che si occupa di diritto di famiglia - è il miglioramento della situazione economica del minorenne, e questo è un principio fuori discussione. Il problema è che annullando la disparità di trattamento, la cifra mensile per garantire adeguate cure al bambino andrà rivista tenendo conto, seppure non direttamente, anche della situazione delle madri che sino ad oggi invece erano tagliate fuori".
Come questo avverrà non è ancora chiaro. Potrebbe però accadere, come è stato ipotizzato in diversi seminari che nei mesi scorsi sono stati organizzati dagli avvocati, che il contributo, dopo una istanza davanti al pretore, tenga conto ad esempio dei costi accresciuti per la baby sitter o per l’asilo diurno, o per una scuola privata. "Tutto può accadere - spiega Bernasconi - perché gli aumenti legati ai fabbisogni in prima battuta, su decisioni delle preture o delle varie autorità di protezione dei minorenni, potrebbero variare da 500 franchi sino a 2’500 franchi. E le decisioni potrebbero essere diverse caso per caso. Almeno sino a quando non ci sarà una chiara pronuncia del Tribunale federale che andrà a stabilizzare un preciso indirizzo di comportamento".
Però la nuova normativa fa anche delle precisazioni. Dice, ad esempio, che se il contributo di mantenimento per il figlio non è stato fissato insieme a quello della mamma, così come avviene nei casi di divorzio, l’adeguamento è possibile solo se la situazione è cambiata sostanzialmente. Cioè se, per esempio, la madre di un figlio nato fuori dal matrimonio abbia perso il lavoro. "E se invece una madre che ha avuto un figlio senza essere sposata, e che lavora al 100 cento, decide di smettere? Che succede?", si chiede ancora Igor Bernasconi. "Altro caso: ci sono donne che negli anni sono andate a lavorare, ora hanno un reddito, alcune anche importante. Nel caso il figlio chieda un adeguamento per il mantenimento devono o no contribuire anche loro a garantire la cura del figlio?". Domande che si sommano a domande e che stanno provocando un clima di grande incertezza. "Anche perché - conclude Bernasconi - ogni causa segue un suo percorso. Ho avuto coppie separate che hanno iniziato a litigare su chi dovesse accompagnare all’asilo il proprio figlio e ancora oggi litigano su chi deve pagare le rette all’università".
@maurospignesi


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