Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Da: CdT 13.2.09 pag 11

Violenza, per i giovani serve più prevenzione


 I due rappresentanti della gioventù del Gruppo operativo sulla violenza commentano le risposte del CdS e sottolineano l'esigenza di coordinamento

  Migliorare la prevenzione contro episodi di violenza negli ambienti ricreativi e sportivi tramite un efficiente coordina­mento cantonale. È la sollecitazione lanciata al Governo dai due giovani membri del Gruppo operativo sulla violenza gio­vanile, rappresentanti del Consiglio cantonale dei giovani. Nel commentare alcune delle risposte del Governo in merito ai rapporti consegnatigli dal gruppo di lavoro (cfr. CdT di ieri), i giovani sottolineano anche la necessità di potenziare ulterior­mente la strategia di sensibilizzazione sul tema della violenza nelle scuole e nel paese in generale, ribadendo l'importanza della prevenzione sin dalla giovane età. Sul fronte delle sanzio­ni da imputare ai genitori che non adempiono ai loro obbli­ghi (punto che il CdS ha deciso di abbandonare), anche se comprendono la decisione governativa, auspicano «un inter­vento mirato e repentino allo scopo di richiamare i genitori ai loro compiti di responsabilità educativa». D'altro canto, pur valutando positivamente la loro proposta di istituire nelle scuo­le medie e superiori figure giovanili che fungano da referenti interni e da mediatori, il CdS ritiene che questo competa agli istituti scolastici. Anche in questo caso è, sottolineata però, l'esigenza di un coordinamento cantonale.

 

Da: CdT 13.2.09 pag 11

 Anche una ticinese in un gremio federale
  Fra i membri della Commis­sione federale per l'infanzia e la gioventù (CFIG) è stata nomina­ta anche una ticinese. Si tratta di Valentina De Bianchi, classe 1985, di Locarno. Generazione giovani, movimento giovanile del PPD, esprime soddisfazione per questa nomina, sottolinean­do il ruolo fondamentale della Commissione extraparlamenta­re nel fungere da «ponte» tra l'amministrazione federale e le organizzazioni non governative per l'infanzia e la gioventù.
 

Da: Il Mattino della domenica, 1.2.09 pag 9 (Leggi la versione pdf )

Genitori non affidatari delusi dal governo: "Chiediamo l'intervento del Parlamento"

Il Movimento Papageno, che da tempo pubblica sul suo sito www.miopapageno.ch numerosi esempi di malfunzionamento di Tutorie, Preture, autorità di vigilanza, eccetera, nelle separazioni e nei divorzi difficili, intende prendere contatto con i deputati al Gran Consiglio. Obiettivo: "Cambiare finalmente ciò che da anni non funziona più".

Da: La regione 6.2.09 pag 5

Un centro acuto per gestire l'aggressività adolescenziale
 Reto Medici, magistrato dei minorenni: non si può più attendere, è una priorità


  C'è un appello, esplicito, che emerge dalla lettera sopra pubblicata: in Tici­no mancano strutture di "pronta emer­genza" per gli adolescenti problematici ed aggressivi. « È vero. La questione è di stretta attualità » ci dice Reto Medici,
 magistrato dei minorenni e membro del Gruppo di lavoro su giovani e vio­lenza istituito dal Consiglio di Stato. Il problema esiste ed infatti il gruppo ci­tato ha fatto propria la richiesta di aprire anche in Ticino un centro speci­fico, così come già esistono oltre S.Got­tardo. « Se il minorenne oggi si trova in un foyer ed è difficile da contenere, sia­mo già arrivati alla fine delle strutture disponibili. La fase evolutiva dell'adole­scenza porta a cercare i limiti: se manca l'offerta, la situazione diventa difficile»
 precisa Medici. Questi centri, come detto, sono ubicati in altre regioni lin­guistiche e la collaborazione col Ticino è buona, ma non basta. « In queste strut­ture il ricovero non va oltre i quindici giorni e serve, appunto, a contenere la fase aggressiva dell'adolescente proble­matico già ricoverato nei foyer ». Una scelta logistica, dunque, per far scende­re la tensione accumulata e ingestibile altrove.
  In Ticino, mancando questi centri specializzati, si finisce col far capo alle cliniche psichiatriche « che non sono certo il luogo ideale, come del resto segnala il direttore della Clinica psi­chiatrica cantonale » aggiunge il magi­strato dei minorenni. Collocamenti ordinati dai medici di picchetto, non dalle autorità. Da qui la richiesta del Gruppo di lavoro: l'apertura di un cen­tro acuto per giovani problematici è una priorità.
  E lo è perché oggi, spiega Medici, questi ragazzi vengono dimessi dai foyer perché appunto ingestibili; si at­tende che commettano reati un po' più gravi così da poterli poi collocare in una struttura penale. Insomma, la stra­da è già segnata. Il risultato? « Molta più sofferenza per il minore, per i suoi familiari e per le vittime; per tutti coloro che restano coinvolti ». L'emergenza si direbbe palese, eppure c'è chi non è d'accordo... « È così, anche perché agli inizi degli anni Novanta questi istituti erano vuoti. Nel frattempo però la situa­zione è cambiata e oggi questi strumenti sono necessari; spazi protetti, chiusi, dove poter fare una tappa per imparare a gestire la propria aggressività ».
  Il giovane processato martedì scorso a Lugano è un figlio adottivo. In questi casi i rischi aumentano? « Ovviamente non si può generalizzare. C'è però una ricerca fatta in Scandinavia e pubblica­ta alcuni anni fa sulla Rivista medica inglese, dove emerge che i figli adottati hanno in effetti più problemi con la giu­stizia e accusano più difficoltà nella sa­lute mentale. L'abbandono - precisa Medici - gioca un peso determinante. In Ticino da tempo (siamo un cantone pio­niere) informiamo i genitori che adotta­no e quest'ultimi possono frequentare corsi di preparazione all'adozione. In se­guito c'è poi la possibilità di far capo a uno psicologo». A.BE




TI- PRESS
 Reto Medici

 

Da: La regione 6.2.09 pag 5

La lettera
 Voglio esprimere il mio dolore...


  Pubblichiamo qui di seguito la lettera di una mamma, ma non è una madre qualsiasi: suo figlio è stato processato mar­tedì scorso a Lugano per vio­lenza e bullismo. Una testimo­nianza toccante, sincera e co­raggiosa che suscita non poche riflessioni. Il nome dell'autrice è noto alla redazione.
  *** Sono la mamma del ragazzo processato martedì scorso a Lu­gano per violenze. Voglio espri­mere il mio dolore. Non quello privato, familiare, intimo. Ma un dolore che deve essere espres­so socialmente. Quello che è sta­to scritto sui giornali è vero, con varie sfumature. Cronaca. Dopo c'è tutto il resto.
  Non sapevamo quello che fa­ceva nostro figlio all'esterno. Quando abbiamo intuito e poi subìto noi stessi, siamo interve­nuti per farlo fermare. È impor­tante:
evidentemente non vo­glio giustificare, ma far capire. La nostra è una lunga storia di difficoltà, tentativi, ricerca di aiuti, disorientamento. Anche gioie, per carità; ma da tempo e per ora non prevalgono più. La nostra famiglia è andata avanti grazie alla nostra tenacia, al­l'aiuto degli amici, all'incontro con alcune " perle rare" impe­gnate nel sociale che si sono aperte alla comprensione, al gruppo di genitori adottivi con cui ci incontriamo.
  Non abbiamo abbandonato nostro figlio, abbiamo cercato di indirizzarlo, aiutarlo, conte­nerlo. I giornali scrivono "figlio adottivo". Adottivo o meno è sempre figlio, profondamente e completamente. Però l'adozione è giusto nominarla; ma per un altro motivo, che - una volta detto - sembra evidente: prima dell'adozione c'è l'abbandono. Per povertà, ignoranza, super­ficialità,
disperazione, proble­mi sociali o di salute, rifiuto. Tanti possono essere i motivi, ma comunque per chi è stato ab­bandonato sono incomprensibi­li e spesso devastanti. Tanti sono i ragazzi adottati in diffi­coltà e di conseguenza i loro ge­nitori. Stiamo cercando di arri­vare alla consapevolezza di questo, fra le famiglie in diffi­coltà e con le istituzioni. Creare la " cultura dell'adozione" per intervenire quando ce ne sia bi­sogno. Il debriefing è ormai pra­tica comune quando accadono avvenimenti di forte stress. Come è giusto! Ma allora forse bisognerebbe avere anche un oc­chio discreto e sensibile verso i bambini che hanno subìto un'e­sperienza tanto traumatica, un sostegno ai genitori che ne sen­tano il bisogno. Per ora, quando i problemi esplodono, cosa suc­cede? Prima di tutto, una distin­zione fra sotto e sopra i 18 anni. Come se problemi e persone non fossero sempre gli stessi. E poi? Tentativi nelle strutture a di­sposizione, che dopo un po' "di­mettono" perché non adatte alla casistica. Comprensibile. Però di questi ragazzi che ne faccia­mo?!
  Una volta ci hanno detto che nostro figlio non rientrava in nessuna categoria: non delin­queva, non era tossico, non era un caso psichiatrico. Nessuno ha risposto alla mia domanda: "Dobbiamo aspettare che sia in­quadrato in una di queste cate­gorie? Non si può aiutarlo pri­ma?". E a questo punto non sia­mo più nella definizione "adot­tati". Qui siamo nel campo dei ragazzi o delle persone in diffi­coltà e senza un aiuto adeguato. Mio figlio ha perseguitato e colpito un ragazzo minorenne in difficoltà. Anche lui una vita di tentativi, di istituti, fallimen­ti e poi... una sistemazione in un
garni, l'accompagnamento di un tutore bravo, ma che deve oc­cuparsi di altre decine di casi. Il mio dolore, profondo e dispera­to, va anche a questo ragazzo, alla sua sofferenza, alla sua so­litudine. Pochi anni fa, è stato dichiarato che i casi problema­tici si potevano contare sulle dita delle mani. Già allora in parecchi siamo rimasti stupiti da questa minimizzazione. Ma ora il numero dei "casi" è deci­samente e chiaramente aumen­tato, come sembra aumentare l'impotenza di chi se ne dovreb­be occupare.
  Non ci sono strutture in Tici­no. Bisogna andare in Svizzera francese o tedesca e bisogna co­noscere un po' la lingua, se han­no posto, se accettano, se, se, se... Ho come la sensazione che la società cambi, ma lo Stato non riesca a star dietro al cam­biamento. Ci sono gruppi di studio, proposte, approfondi­menti.
 
SCUSATE: noi (e inten­do evidentemente non solo la mia famiglia, ma tutti quelli che sono nelle stesse condizioni problematiche) abbiamo biso­gno subito di un aiuto concreto, che poteva essere programmato già da anni, come del resto ri­chiesto da non pochi operatori. In tutti questi anni difficili per la mia famiglia, ci siamo impe­gnati come potevamo per cerca­re soluzioni. Non siamo di quel­li che pretendono e basta. Pen­siamo anche che sia fondamen­tale la solidarietà e l'aiuto fra persone, fra amici. È quello che abbiamo ricevuto e dato. Conti­nueremo a impegnarci. Ma a volte non basta.
  Questa mia lettera non vuole essere nel modo più assoluto po­lemica. Vuole esprimere le mie riflessioni e i miei sentimenti, soprattutto a quanti possono ca­pirli perché li vivono loro stessi
in prima persona.

 

 

Newspaper

Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.

We provide documentation and analysis to support informed decisions and balanced public discussion in Ticino and Switzerland.

Subscribe to receive updates.

A warned man is half saved

Best interests of minors

Harm to minors