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Gli esperti li chiamano «lavoratori atipici » perché sono sì occupati
in vari settori come tutti gli altri, ma non dipendono - non sono
pagati - dalla ditta in cui lavorano e cambiano spesso azienda o
addirittura tipologia professionale. Prevalentemente giovani al primo
impiego, ma non solo. Flessibili, costretti a vivere quasi alla
giornata, spesso precari. A volte sottopagati.
Ma quanti sono in
Ticino? Molti e in crescita. Certo è che si deve fare qualcosa, tentare
almeno di «metterci una pezza» e così la Commissione tripartita,
riunitasi ieri, ha deciso di stipulare un «gentlemen agreement » ( un
patto non scritto) con le agenzie di lavoro interinale - i datori di
lavoro degli «atipici» - i rappresentanti sindacali Ocst e Unia e
degli imprenditori Aiti e Camera di commercio. Un accordo che
dovrebbe essere valido per tutti i settori, come si precisa in una
nota, dove si fa capo al lavoro interinale ovvero temporaneo.
L'obiettivo della Tripartita (la commissione chiamata per legge a
verificare l'andamento cantonale del mercato del lavoro) è tanto
semplice quanto importante: permettere ai lavoratori occupati nelle
imprese tramite
le agenzie interinali, di poter «
beneficiare condizioni di salario equivalenti, a parità di lavoro e
qualifica, a quelle dei lavoratori assunti direttamente dall'impresa
acquisitrice, anche nei settori non coperti da Ccl
» come si legge nel comunicato della Tripartita. Cosa capita oggi?
Semplice. Chi è assunto dalla ditta in cui lavora percepisce un certo
stipendio, magari regolato tramite un contratto aziendale. Questo,
tanto per intenderci, è il «lavoratore tipico
» che conosciamo da sempre. Il fatto è che da anni questi lavoratori
operano fianco a fianco ad altri che svolgono la stessa attività,
nella medesima azienda, ma sono alle dipendenze di un'agenzia esterna
che li paga meno dei colleghi «regolari». In alcune piccole e medie
aziende ticinesi - ad esempio dell'edilizia, ma non solo - oggi si può
trovare un organico composto metà dai dipendenti diretti e l'altra
metà dagli interinali, che lavorano
appunto ad interim; per un dato periodo. Una situazione che, a detta
della Commissione tripartita, va meglio gestita per evitare non solo
evidenti ingiustizie ma anche possibili squilibri nella realtà
occupazionale. Il mercato del lavoro è in lenta ed inesorabile
trasformazione, come si è compreso, e come dimostra anche un altro
settore che ha occupato la riunione di ieri della Tripartita. Stando ai
risultati «
emersi nei recenti controlli svolti nel settore dei servizi di assistenza e cure a domicilio
» si legge nella nota giunta ieri, la commissione ha dato mandato
al suo gruppo interno «Mercato del lavoro» di studiare una procedura
tesa a regolare le condizioni dei lavoratori. In particolare s'intende
chiedere al Consiglio di Stato di emanare «
un contratto normale di lavoro che regoli le condizioni
salariali, gli orari e le vacanze per il settore privato dei servizi
di assistenza e cure a domicilio del Canton Ticino
».
Il primo passo, si precisa, sarà quello di convocare i servizi
coinvolti ( una quindicina di aziende) così da trovare un'intesa nel
solco delle normative stabilite dal Codice delle
obbligazioni. La Tripartita non lo dice, ma date le premesse
s'intuisce che in questo campo il precariato salariale è largamente
diffuso. Detta altrimenti, ogni imprenditore si comporta come meglio
crede e... gli fa comodo. Un mondo del lavoro frammentato, molecolare,
sostengono gli esperti. Realtà medio- piccole che si muovono in un
contesto completamente cambiato a prescindere dalla libera
circolazione delle persone nell'Unione europea e in Svizzera, anche se
quest'ultima evidentemente gioca un ruolo importante.
A.BE
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