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Occupazione interinale: il lavoro è lo stesso, il salario no

Da: La regione, 19.04.08, pag 3 

Il lavoro è lo stesso, il salario no
La Commissione tripartita chiede un accordo per migliorare lo stipendio dell'occupazione interinale


Gli esperti li chiamano «lavo­ratori atipici » perché sono sì occupati in vari settori come tutti gli altri, ma non dipendo­no - non sono pagati - dalla ditta in cui lavorano e cambiano spesso azienda o addirittura ti­pologia professionale. Preva­lentemente giovani al primo impiego, ma non solo. Flessibi­li, costretti a vivere quasi alla giornata, spesso precari. A vol­te sottopagati.
Ma quanti sono in Ticino? Molti e in crescita. Certo è che si deve fare qualcosa, tentare almeno di «metterci una pezza» e così la Commissione triparti­ta, riunitasi ieri, ha deciso di stipulare un «gentlemen agree­ment » ( un patto non scritto) con le agenzie di lavoro interi­nale - i datori di lavoro degli «atipici» - i rappresentanti sin­dacali Ocst e Unia e degli im­prenditori Aiti e Camera di commercio. Un accordo che do­vrebbe essere valido per tutti i settori, come si precisa in una nota, dove si fa capo al lavoro interinale ovvero temporaneo. L'obiettivo della Tripartita (la commissione chiamata per leg­ge a verificare l'andamento cantonale del mercato del lavo­ro) è tanto semplice quanto im­portante: permettere ai lavora­tori occupati nelle imprese tra­mite le agenzie interinali, di poter « beneficiare condizioni di salario equivalenti, a parità di lavoro e qualifica, a quelle dei lavoratori assunti direttamente dall'impresa acquisitrice, anche nei settori non coperti da Ccl » come si legge nel comunicato della Tripartita. Cosa capita oggi? Semplice. Chi è assunto dalla ditta in cui lavora perce­pisce un certo stipendio, maga­ri regolato tramite un contrat­to aziendale. Questo, tanto per intenderci, è il «lavoratore tipi­co » che conosciamo da sempre. Il fatto è che da anni questi la­voratori operano fianco a fian­co ad altri che svolgono la stes­sa attività, nella medesima azienda, ma sono alle dipen­denze di un'agenzia esterna che li paga meno dei colleghi «regolari». In alcune piccole e medie aziende ticinesi - ad esempio dell'edilizia, ma non solo - oggi si può trovare un or­ganico composto metà dai di­pendenti diretti e l'altra metà dagli interinali, che lavorano appunto ad interim; per un dato periodo. Una situazione che, a detta della Commissione tripartita, va meglio gestita per evitare non solo evidenti ingiu­stizie ma anche possibili squili­bri nella realtà occupazionale. Il mercato del lavoro è in len­ta ed inesorabile trasformazio­ne, come si è compreso, e come dimostra anche un altro settore che ha occupato la riunione di ieri della Tripartita. Stando ai risultati « emersi nei recenti con­trolli svolti nel settore dei servizi di assistenza e cure a domicilio » si legge nella nota giunta ieri, la commissione ha dato manda­to al suo gruppo interno «Mer­cato del lavoro» di studiare una procedura tesa a regolare le condizioni dei lavoratori. In particolare s'intende chiedere al Consiglio di Stato di emana­re « un contratto normale di la­voro che regoli le condizioni sa­lariali, gli orari e le vacanze per il settore privato dei servizi di assistenza e cure a domicilio del Canton Ticino ».
Il primo passo, si precisa, sarà quello di convocare i ser­vizi coinvolti ( una quindicina di aziende) così da trovare un'intesa nel solco delle nor­mative stabilite dal Codice del­le obbligazioni. La Tripartita non lo dice, ma date le premes­se s'intuisce che in questo cam­po il precariato salariale è lar­gamente diffuso. Detta altri­menti, ogni imprenditore si comporta come meglio crede e... gli fa comodo. Un mondo del lavoro frammentato, molecola­re, sostengono gli esperti. Realtà medio- piccole che si muovono in un contesto com­pletamente cambiato a prescin­dere dalla libera circolazione delle persone nell'Unione euro­pea e in Svizzera, anche se que­st'ultima evidentemente gioca un ruolo importante. A.BE




TI- PRESS
Il lavoro fisso? Sempre più un miraggio

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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