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Da: La regione 16.09.08 pag 36

Di mamma ce n'è una sola di figli no

Londra - L'amore materno non è equamente spalmato sulla prole: in Gran Bretagna una mam­ma su sei ha ammesso di avere un figlio preferito con il quale sente un rapporto d'affetto molto più forte. A portare alla luce una cosa che si sa ma che in genere si tace è un sondaggio. Lo ha realiz­zato Netmums.com, un sito Internet che si occu­pa dei problemi connessi con l'allevamento dei fi­gli, e vi ha partecipato un campione di più di mil­le mamme.
Tutte senza eccezione hanno sottolineato che la prole non deve percepire la minima differenza d'affetto da parte dei genitori. Soltanto un terzo però ha assicurato che ama i figli allo stesso iden­tico modo, senza preferenze di sorta. Più della metà ha indicato che dà ai figli affetto "in modo di­verso l'uno dall'altro ma in eguale misura".
Secondo il sondaggio le mamme con un figlio nettamente prediletto hanno spesso profondi sen­timenti di colpa. È il caso di Polly che ha quattro fi­gli e confessa: "Non ammetterei con nessuno che faccio preferenze. Mi sembra di tradire gli altri miei figli e so che l'impatto su di essi sarebbe po­tenzialmente devastante se lo capissero". Jodie racconta che ha cercato di sopprimere il maggior affetto per la figlia ma non c'è riuscita: "Ho litiga­to anche con mia suocera su questo punto ma è più forte di me. Ci sono delle ragioni obbiettive. Ho sempre voluto una bambina ma prima di lei ho avuto tre figli maschi. E lei è nata in seguito ad una gravidanza non voluta che ha rischiato di finire in aborto volontario".
Secondo gli psicologi la predilezione per un fi­glio è uno degli ultimi tabù esistenti nella società d'oggi e ci sono pochi studi in merito. È chiaro però che raramente il figlio primogenito è il cocco di mamma in quanto una donna in genere lo asso­cia con le difficoltà della sua prima maternità.
Ed è altrettanto chiaro che il figlio prediletto ha spesso difficoltà nella vita adulta perché in fami­glia era troppo viziato. Gli psicologi sottolineano che una mamma non dovrebbe comunque provare sentimenti di colpa e di vergogna se sente una spiccata predilezione per uno dei suoi figli: "È una cosa interamente naturale. L'importante è non trattarli diversamente".

 

Da: La regione, 15.09.08 pag 3

Arriva in Ticino il ‘formatore di genitori'
Parte a dicembre il corso per sostenere mamma e papà nell'affrontare i temi di natura educativa

Parte a dicembre nuovo corso modulare per diventare forma­tori e formatrici che operano in ambito genitoriale, con la possi­bilità per chi lo desidera di otte­nere un attestato federale. Que­sta è la proposta che la Labor Transfer (il laboratorio di for­mazione, orientamento e svi­luppo della persona con sede a Camorino) ha concepito per conto della Federazione Svizze­ra per la formazione continua (Fsea) e della Conferenza canto­nale dei genitori (Ccg). Il pro­getto è stato presentato sabato pomeriggio in occasione del ‘Festival della formazione' al Castelgrande di Bellinzona. Un'opportunità che amplia il ventaglio di scelta della forma­zione continua, e non solo in ambito d'insegnamento lingui­stico e dell'informatica, ma an­che in ambito familiare.
Attraverso questo corso, ha spiegato Giorgio Comi, docen­te formatore all'Istituto univer­sitario federale per la formazio­ne professionale (Iuffp) di Luga­no e presidente della Labor Transfer, vogliamo « offrire al territorio un gruppo di persone che può rispondere a richieste strutturate mettendo le loro co­noscenze a disposizione del pro­prio comprensorio ». L'idea è quella preparare le persone ad « animare incontri, gruppi di di­scussione, accompagnare o aiu­tare i genitori a sviluppare pro­getti » e anche a « realizzare per­corsi formativi, in collaborazio­ne con associazioni, scuole e co­muni ».
Il presidente della Labor Transfer ha poi tenuto a preci­sare che i formatori in ambito genitoriale non opereranno in aree di competenza del servizio psicologico o di quello dell'o­rientamento: i partecipanti al corso riceveranno un'infarina­tura didattica nel quadro delle tematiche familiari i cui conte­nuti potranno essere applicati nella propria materia di compe­tenza. Questo percorso formati­vo, ha continuato Comi, « serve ad acquisire gli strumenti per ri­spondere ai bisogni dei genitori che chiedono di essere accompa­gnati nell'affrontare temi di na­tura educativa ». Infatti - ha spe­cificato Matteo Ferrari, presi­dente della Conferenza canto­nale dei genitori che da maggio di quest'anno rappresenta in Ticino la Federazione Svizzera per la formazione dei genitori - il percorso didattico non inten­de formare persone ad essere genitori. Ferrari ha annotato che questo curricolo già da tempo è una realtà nella Svizze­ra tedesca e romanda. In Tici­no, ha proseguito il presidente della Ccg, « c'è un interesse, un bisogno di questa nuova figura di formatore ». Tuttavia è ancora difficile determinare se ci sa­ranno in futuro sbocchi profes­sionali veri e propri o se ri­marrà un'attività da svolgere come accessoria. « In una città grande come Zurigo - ha eviden­ziato Ferrari - vengono formate circa 1600 persone all'anno di cui 1200 trovano un impiego fisso ». Ai partecipanti, ha prosegui­to Comi, è richiesta « un'espe­rienza in contesti formativi o di animazione, interesse ad assu­mere ruoli di conduzione di gruppi di genitori o in ambito so­ciale ed educativo, una parteci­pazione attiva e una disponibi­lità al confronto, a elaborazioni concettuali, nonché capacità di riflessione ».
Il corso, che come detto pren­derà avvio a dicembre, si svol­gerà sull'arco di un anno e pre­vede circa 140 ore di formazio­ne didattica al termine della quale verrà rilasciato il certifi­cato di formatore per adulti di livello 1 riconosciuto su tutto il territorio nazionale. Le lezioni saranno di regola serali, ma sono previsti anche momenti residenziali che occuperanno due fine settimana e collabora­zioni nei progetti in atto sul ter­ritorio. Comi ha infine precisa­to « che i partecipanti dovranno entrare nei progetti in modo pra­tico, per esercitarsi nel terreno specifico della formazione dei genitori ». Il costo della forma­zione è di 3'600 franchi. Gli inte­ressati chiamino il segretariato della Fsea allo 091 968 15 83 e la Ccg allo 091 968 15 83. S.C.




Matteo Ferrari: ‘L'idea non è quella di insegnare ad essere genitori'
TI- PRESS

 

Da: CdT 12.09.08 pag 25

Un angelo per le vie della città
 Al lavoro da tre mesi Alex Rodriguez, il nuovo operatore sociale


 Il Servizio, che da anni era insistentemente richiesto da più parti, è rapidamente entrato in funzione a pieno re­gime, a dimostrazione di quanto fosse necessario. La ca­podicastero: «Prevenire oggi è investire per il domani»

  A lui - pragmatico, concreto e per nulla amante della ribalta - il paragone certo non piacerà. Ma nel sentirlo raccontare dei suoi primi tre mesi sulle strade della città, vien naturale pensare ad una sorta di angelo, sempre pronto a materia­lizzarsi in aiuto di chi ha bisogno:dal ragazzino che esprime in modo violento la propria ribel­lione al tossicodipen­dente rimasto improv­visamente senza casa, dalla madre in pensiero per il futuro del proprio figlio all'anziana vittima di una caduta nel pieno centro cittadino. Non però il protagonista di un telefilm buonista, ma la risposta concreta ad un'esigen­za che nel Locarnese si sentiva ( ed è stata rivendicata)da anni. Di la­voro, Alex Rodriguez, il nuovo operatore sociale del Comune di Locarno, ne ha già fatto parecchio. Ma molto ne resta ancora da fare. A confermarlo è lui stesso, accan­to a Tamara Magrini, municipale responsabile del Dicastero istituti e servizi sociali e socioeducativi, giovani e integrazione.
  Evidentemente molto soddisfatta quest'ultima, che sottolinea subi­to quanto fosse attesa l'entrata in servizio dell'operatore. «Da anni- dice Magrini al Cd T - se ne sentiva l'esigenza, ma, si sa, i tempi politi­ci non sempre sanno stare al pas­so con le esigenze della realtà so­ciale ». Tant'è. Da inizio giugno Ro­d­riguez ha iniziato a lavorare a pie­no regime, andando ad operare ovunque si trovino situazioni di precarietà. «Il suo - prosegue la municipale - è un lavoro fonda­mentale di prevenzione primaria e secondaria, un investimento per il futuro che si affianca a quanto già messo in cantiere nel settore. Dal Centro giovanile al Gruppo opera­tivo sul disagio giovanile, per arri­v­are alla Commissione intercomu­nale giovani, della quale fanno ora parte i capi dicastero di undici Co­muni ». Enti con i quali l'operatore sociale ha già avviato una collabo­razione, così come con altre nume­ro­se istituzioni presenti sul territo­rio: dall' Ufficio delle famiglie e dei minorenni alla Magistratura dei minorenni, dalla Commissione tu­to­ria al Servizio di sostegno peda­gogico, dai vari ordini di scuola al­l­' Antenna Icaro, dai sindacati alle società sportive, da Pro Infirmisa Pro Senectute. Una lunga lista di partner ai quali non si intende «ru­bare il lavoro», quanto piuttosto svolgere un ruolo di «collante». «Perché - chiarisce lo stesso Rodri­guez - quando qualcuno fa capo ad uno di questi servizi, spesso ha contatto anche con gli altri. Diffi­cile, però, che i vari operatori pos­sano avere una visione globale del disagio. Edè qui che entro in campo io». Non per nulla diver­se delle prime persone alle quali l'operatore ha teso la mano (la cui fa­scia d'età va da 13 ai 63 anni)sono state segna­late da istituzioni come la Commissione tutoria, l' Ufficio per le prestazio­ni sociali, quello per l'as­sicurazione invalidità, dell' AVS o, ancora, la Polizia comu­nale.
  Ma, al di là della rete di contatti isti­tuzionali, gran parte del lavoro siè ovviamente svolto sul territorio, andando ad incontrare (per stra­da e non solo) tutta quella fascia di persone ritenuta «sensibile». Ro­driguez ha insomma cominciato a tessere una serie di relazioni diret­te con giovani, adulti e anziani che, in un modo o nell'altro, manifesta­no disagio. «La prima fase è stata quella della conoscenza - aggiun­ge - della dimostrazione di dispo­nibilità, offrendo uno spazio di ascolto neutro, nel quale nessuno viene giudicato. Se poi la persona chiede un sostegno concreto, la si aiuta nel momento di difficoltà (spesso facendo capo ad altri ser­vizi presenti sul territorio), spin­gendola però nel contempo a re­sponsabilizzarsi. L'idea è quella di dare una mano, non di caricarci tutti i casi sulle spalle. Solo così si può svolgere un vero lavoro di pre­venzione, assolvendo al mandato assegnato dalla Città».
  La parola d'ordine è elasticità. Pro­prio per diventare un punto di ri­ferimento al quale dare fiducia, il lavoro di Alex Rodriguez - che ha alle spalle una decennale esperien­za come educatore in vari ambiti - si svolge in alternanza durante il giorno, di notte o nei fine settima­na. Frequentando anche i locali pubblici, con i cui gerenti ha pure preso contatto. Pian piano, insom­ma, il nuovo operatore sociale si sta rendendo conto di attese ed esi­genze, preparandosi a sviluppare ulteriormente la propria attività.
  «Al momento attuale - aggiunge Tamara Magrini - mi sembrano due i punti che andranno appro­fonditi a breve termine. Da una parte la collaborazione con gli al­tri Comuni, perché il disagio so­ciale non conosce confini giuri­sdizionali. Dall'altra affrontare la realtà sommersa degli anziani so­­li, una problematica spesso "mes­sa in ombra" da quella del disagio giovanile».
  Molto lavoro, insomma, attende Alex Rodriguez sulle strade di Lo­carno. «Città - conclude - la cui re­altà, nonostante l'allarme suscita­to dai fatti di cronaca, non è né mi­gliore né peggiore di quella degli altri centri del Cantone». Parola di chi tale realtà la tocca con mano quotidianamente.
 Barbara Gianetti Lorenzetti







ALL' OPERA Alex Rodriguez, una nuova presenza discreta ma co­stante sul territorio cittadino. (foto Nicola Demaldi)
 SODDISFATTA

 Tamara Magrini.
 

 

Da: CdT 12.09.08 pag 13

Senzatetto trovano riparo per 4.000 notti
 In un anno a Casa Astra a Ligornetto, centro di prima accoglienza per bisognosi

  Tra gli ospiti non solo stranieri - Dal 2007 la gestione è finanziata per un terzo dal Cantone - La polizia, prima scettica, ora afferma: rapporti di collaborazione corretti
 PORTE APERTE
Domani, dalle 14.30 alle 19, a Casa Astra.
  Alle 15 spettacolo con gli attori diConfabula. ( fotogonnella)
  «Ora anche la polizia suona e attende che qualcuno apra la por­ta » afferma Donato Di Blasi, re­sponsabile del centro di prima accoglienza Casa Astra di Ligor­netto. È forse questo il più impor­tante riconoscimento morale del­l'efficacia del lavoro che, tra mil­le difficoltà, viene svolto in questa abitazione che offre ospitalità a persone senza tetto e in difficoltà per svariate ragioni. E non si trat­ta soltanto di stranieri - uomini, donne, famiglie - magari clande­stini o con statuti precari, ma an­che di ticinesi, precipuamente anziani o giovani con gravi pro­blemi familiari, indica Cyntia, una delle persone che con tanta buona volontà e dedizione lavo­rano da maggio 2004 nella strut­tura abitativa di via Mastri Ligor­nettesi 28, nata dall'esigenza di dare una risposta al disagio che colpisce le fasce più deboli della popolazione presenti sul territo­rio cantonale. Sostenuta finan­ziariamente - spiega Di Blasi - «dal Movimento dei senza voce, da persone che fanno donazioni e da alcuni comuni del Mendri­siotto. Da un anno arrivano finan­ziamenti anche dal Cantone at­traverso i fondi della Lotteria in­tercantonale. Un contributo che copre il 30% delle spese di gestio­ne complessive che ammontano a 180.000 franchi». Nell'ultimo anno sono stati 4.000 i pernotta­menti registrati e ogni mese da cinque a dieci richieste (in inver­no si registra un aumento) non possono essere accolte. I posti usufruibili sono al momento 9 e il tasso di occupazione si aggira sull'80%. Come spiega Giancar­lo Nava, titolare del dicastero At­tività sociali e cultura del Comu­ne che accoglie questo servizio e membro del Gruppo cantonale di sostegno e valutazione della struttura, «Casa Astra non è più un ... caso da discutere». Per il fu­turo si spera di riuscire ad au­mentare la presenza di operatori professionali in modo da coprire le 24 ore e riuscire a formare dei volontari, indispensabili come le donazioni in denaro, cibo, mate­riale vario o le competenze pro­fessionali specifiche (medici, idraulici eccetera). «Le proble­matiche talvolta gravi degli ospi­ti richiedono un grande investi­mento di tempo ed energie - sog­giunge Di Blasi - e soltanto una presenza costante permetterebbe di attivare atelier e progetti occu­pazionali per gli ospiti». I rappor­ti di collaborazione con molti dei servizi sul territorio vengono de­finiti «ottimi. Segnaliamo tutte le persone che fanno capo al cen­tro sia alla polizia cantonale sia a quella comunale di Stabio-Ligor- netto come pure ai competenti uffici comunali» spiega il respon­sabile di Casa Astra.
  Da parte sua il commissario-ca­po della polizia cantonale San­dro Bassetti parla di «rapporto corretto. Pur nei nostri ruoli di­versi abbiamo instaurato un rap­porto di collaborazione, indi­spensabile perché i rischi ogget­tivi sono elevati. Tenuto conto della tipologia degli ospiti, i nostri obiettivi sono quelli di garantire sia la sicurezza di chi opera nel centro sia di evitare situazioni di palese illegalità o problemi di or­dine pubblico. Inizialmente era­vamo scettici; ora bisogna dire che funziona».
 Enrico Giorgetti




 

 

Da: CdT 10.09.08 pag 16

Un anno di aiuto alle nuove famiglie

  Il gruppo DINE di Bellinzona colma una lacuna dando alle donne (ma anche ai papà) la possibilità di condivi­dere i problemi legati alla nascita di un figlio
  Un'occasione di ascolto e di scambio reciproco delle espe­rienze per le mamme confronta­te con i cambiamenti di vita lega­ti alla nascita di un figlio. Da or­mai un anno è quello che offre il gruppo DINE (Dialogo con la neofamiglia) di Bellinzona, fon­dato dal pediatra Paolo Peduzzi con la collaborazione della leva­trice Erna Bordoli, del ginecologo Alessandro Häni, della psicologa Vanessa Ostini-Galli e coordina­to da Dina Monn. Il primo con­suntivo è stato presentato ieri:gli incontri, ai quali prendono par­te regolarmente fra le 8 e le 13 mamme, si tengono ogni ultimo martedì del mese all' Istituto Von Mentlen dalle 20.15. In un am­biente intimo e rilassato, le neo mamme possono esprimere i lo­ro dubbi, raccontare le loro espe­rienze, spiegare le loro difficoltà. Ricevono in cambio i consigli de­gli esperti ma anche quelli di al­tre mamme. Ci sono tutti gli ele­menti costitutivi del gruppo di au­to- aiuto e, come ha spiegato la le­vatrice Bordoli, DINE colma una lacuna nei pur validi e vari servi­zi già esistenti. Maternità signifi­ca grande gioia, ma può anche voler dire notti insonni, doman­de, insicurezze. In alcune donne il dolore del parto resta come un trauma, si può arrivare alla de­pressione. DINE aiuta a preveni­re tutto ciò e se necessario ven­gono attivate le risorse più effica­ci. Uno spazio che si vuole allar­gare sempre più ai padri. Per in­formazioni: n. 091.825.52.52, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. partecipazione è gratuita e la discrezione è garantita. (civi)

 

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