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Da: Corriere del Ticino, 13.3.08, pag 9

 

Offerte di vacanza per famiglie in difficoltà

Il Soccorso d’inverno Ticino, in collaborazione con la Cassa svizzera di viaggio Reka, offre anche quest’anno alle famiglie con redditi medio-bassi la pos­sibilità di trascorrere una o due settimane di vacanza in un appartamento Reka in Svizzera a un costo settimanale di soli cento franchi.
Per informazioni chiamare lo 091.930.04.71, dal martedì al giovedì (9-11.30), o scrivere a

Intervista di Monica Mazzei a frate Martino Dotta,pubblicata da Ticinonews.ch in data 4/3/2008

 

Dal 1° gennaio di quest'anno, Fra' Martino Dotta è direttore di SOS Ticino, un ente umanitario che, da oltre vent’anni, opera nel Cantone a favore di disoccupati, richiedenti l’asilo e rifugiati riconosciuti e persone in stato di precarietà finanziaria e sociale. Ed inoltre è operativo nel dormitorio per poveri aperto ieri all'ex gattile di Lugano.

Qual è l'identikit dell'emarginato di oggi?

"L'emarginazione oggi ha diverse facce. Ho a che fare soprattutto con persone straniere, in difficoltà per trovare un alloggio, un lavoro; situazioni che spesso portano a difficoltà interpersonali, perché vivono sulla loro pelle lo sradicamento dal loro Paese con le conseguenze psicologiche che ciò comporta. Da parte mia vado loro incontro con tutta la sensibilità di cui sono capace, perché non è sufficiente trattare le questioni amministrative; spesso serve una parola buona che risollevi il cuore, che restituisca speranza, e la fede religiosa aiuta molto. In altri casi, l'emarginazione e lo stato di bisogno si sono verificati dopo stili di vita insani, che hanno stimolato negativamente i soggetti. In tali condizioni, cerco di essere di sostegno in un cammino di ricostruzione individuale e sociale, stimolando le persone a riscoprire le risorse in loro stessi. È un impegno ovviamente tutt’altro che semplice.


In che stato giungono a lei queste persone? E attraverso quali vie?

"Attraverso diverse modalità di arrivo. In genere, è per conoscenza diretta o indiretta. C'è, ad esempio, chi avendo appreso da me dai giornali o da altri mezzi di comunicazione, o ancora da un passaparola, si presenta alla mia porta! Ho finito per diventare, quasi mio malgrado, un simbolo e un punto di riferimento per chi non sa dove sbattere la testa! Naturalmente, ciò mi fa piacere; credo che corrisponda al mio ruolo, come Cappuccino".

Come direttore di SOS Ticino, Lei può accogliere chiunque abbia un accertato bisogno di aiuto?

"No, dobbiamo sottostare a precisi regolamenti cantonali o federali. Ad esempio, è il Cantone che ci attribuisce i disoccupati ai quali proponiamo i nostri programmi occupazionali, oppure i richiedenti l’asilo e i rifugiati che seguiamo".



Alle persone che chiedono un aiuto, viene chiesto in qualche modo di collaborare a risolvere i loro problemi?

"Certo ed è fondamentale. Come operatori di SOS Ticino, evitiamo un approccio assistenzialistico. La persona, che sia migrante o disoccupata, deve imparare di nuovo a camminare con le proprie gambe. Reintegrarsi nella società è comunque un passo vicendevole: le due parti debbono concatenarsi come in un mosaico; non solo l'individuo in difficoltà deve fare un passo, anche noi dobbiamo lasciargli lo spazio per compierlo, andandogli incontro".



L'emarginazione diventa spesso un'etichetta. Cosa si può fare per cambiare questa percezione?

"Stimolare l'autostima di colui o colei che si trovi nel disagio, prima di tutto. Chi è nel disagio spesso finisce per sentirsi abbandonato dalla gente, dalle istituzioni, talvolta persino dalla propria famiglia o cerchia di conoscenti. Tende perciò ad isolarsi, e la società ad isolare chi già si isola... Questo può portare ad estreme conseguenze, come un'altra piaga: il suicidio. Tutti noi dovremmo essere veramente solidali col prossimo".


In un periodo come questo, specie dopo tristi eventi come l'uccisione del Tamagni, è stato più difficile per lei trovare benevolenza verso la famiglia ucraina?

"No. Chi ha deciso di firmare la petizione ha sicuramente fatto la differenza, dimostrando appunto che non bisogna fare di tutta un'erba un fascio... In questo caso specifico poi, la presenza di bambini ha suscitato particolare commozione.

Ma posso dire allo stesso tempo che diverse persone hanno reagito in maniera molto negativa, aggiungendo ad esempio che non era compito di un frate occuparsi di aiutare persone simili o di stimolare la gente a prendere posizione sul caso, oppure affermando che la situazione di quella famiglia non giustificava il loro accoglimento in Ticino".

Con le nuove leggi federali sull’asilo e sugli stranieri ha riscontrato una difficoltà oggettiva in casi di persone bisognose?

Purtroppo, di fatto, sì. I NEM (cioè gli stranieri per cui è stata decretata una non entrata nel merito della loro domanda d’asilo) non hanno praticamente più alcun diritto e per i richiedenti l'asilo, quando pure accolti, tutto si è fatto più duro... Ci sono state persone che da un giorno all'altro si sono ritrovate sulla strada ed è grave. E a volte non si tratta solo di asilanti; ma pure di stranieri, verso i quali le leggi si sono pure di molto inasprite, a causa dell'aggiunta di nuove restrizioni. Ad esempio, chi abbia un coniuge svizzero, oppure con permesso C o B, se capita un divorzio, può ritrovarsi d'un colpo senza più il diritto di dimorare in Svizzera ed essere rimpatriato...

È sempre dell'idea che queste normative siano sbagliate?

"Rimango dell'idea che entrambe le leggi siano sbagliate, perché sono nate in seguito a campagne come quelle dell'UDC che, con la pretesa di lottare contro gli abusi, sono partite da presupposti ingiuste. Il problema, a mio avviso, è che nessuno ha mai specificato cosa siano in concreto questi abusi. Inoltre, posizioni simili hanno portato a far credere all'opinione pubblica che alcune eccezioni fossero la regola, e che tali leggi fossero indispensabili. La paura provocata da certi avvenimenti di cronaca ha poi certamente fatto il resto. Ovviamente in nessun modo si possono giustificare gli autori di un gesto come quello dell'uccisione del Tamagni!

Però, ripeto, non si può e non si deve credere che in ogni straniero viva un pericolo. Secondo me, lo straniero dovrebbe invece essere sempre una ricchezza potenziale per il Paese. Non bisogna dimenticare che, l’altro, prima di essere nemico può e quasi sempre vuol essere amico!

Un’altra cosa ancora più triste e sbagliata, è il fatto che con queste leggi, a volte non si esami più il singolo caso personale, ma sia ritenuto un numero tra i tanti. E su questo dato incidono molto anche le solite statistiche, talvolta fuorvianti e non sempre attendibili. Per queste ragioni, a mio avviso, tali leggi dimostreranno presto più i loro limiti che la loro efficacia".

Che rischi vede nel panorama internazionale?

"A livello internazionale, la gente dovrebbe capire che problemi come l'immigrazione e i popoli in fuga per svariate ragioni, non si risolvono da soli. Tutte le nazioni dovrebbero far capo all'ONU o enti simili e trovare degli accordi. Nell'era della globalizzazione, è impensabile per un Paese piccolo come la Svizzera, risolvere da solo problematiche così grandi. Infine, dare ai Paesi più poveri i contributi allo sviluppo che spettano loro, non sarebbe una cattiva idea... È quanto chiedono oltre sessanta organizzazioni umanitarie svizzere tramite la petizione “0.7% - insieme contro la povertà”".


I ticinesi in che modo aiutano?

"Riscontro un po' di schizofrenia in questo senso. A volte la gente rimane scioccata dalle immagini che scorrono in televisione e che parlano di grandi disastri, di guerre. Così si fa in quattro per mandare aiuti nel mondo. È bello che ciò accada. In altre situazioni, però, ho l’impressione che questa stessa gente non si renda conto che, sue determinate scelte possono avere ripercussioni negative sui problemi qui da noi, perché nemmeno da noi tutto vada bene come si è ancora portati a credere. Penso, ad esempio, alla volontà di aiutare i bisognosi lontani, senza accorgersi dello stato disagio del proprio vicino di casa".


Per finire. Lei ha da poco preso in mano le redini di SOS Ticino: cambierà qualcosa nelle procedure?


"Sono vincolato ai compiti attribuitici dal Cantone negli ultimi anni. Ora abbiamo soprattutto dei servizi come i programmi occupazionali e di accompagnamento sociale per i richiedenti l’asilo con ammissione provvisoria o per i rifugiati riconosciuti, la cui domanda è stata accolta. Vorrei tuttavia contribuire a superare una forma di isolamento che grava sullo stesso SOS Ticino: bisogna sensibilizzare la gente sul nostro lavoro e cercare di stabilire maggiori collaborazioni trasversali con enti simili al nostro. È quanto siamo riusciti a realizzare, ad esempio, grazie al progetto con-dividere, che consiste nel recupero delle derrate alimentari in buono stato messe a disposizione di persone bisognose".


Desidera aggiungere qualcosa?

"Sì. Impariamo a considerare chi ha bisogno per il suo valore personale e non come un semplice numero o, peggio ancora, come un approfittatore... Per il resto, dove mi è consentito intervenire, la mia porta è sempre aperta".

 

 

 

 

 

Notizia del 27/11/2007 Tio.ch

 

La disperazione di avere il frigorifero vuoto e di non aver soldi per riempirlo, la paura di vivere costantemente di nascosto. Una condizione che in Ticino riguarda almeno 800 persone. E il loro numero è destinato a crescere. A favore del Ticino della povera gente si mobilita casa Astra, e tre deputati parlamentari Moreno Colombo, Greta Gysin e Fiorenzo Dadò lanciano l'appello: "Servono derrate alimentari e beni di prima necessità" e invitano i ticinesi a rimpire il proprio carrello della spesa con qualche prodotto in più da destinare a chi non riesce ad arrivare a fine mese.

 

MENDRISIO - Chi sono e quanti sono i poveri in Ticino? Stando ai dati raccolti dal DSS in una ricerca che risale al 2005 sarebbero circa 800 uomini e donne che ogni anno in Ticino vivono con la disperazione di avere il frigorifero vuoto e di non aver soldi per riempirlo, o con la paura di vivere costantemente di nascosto, con l’angoscia di non aver un tetto e la depressione per una solitudine sempre più opprimente. Tra loro spesso immigrati clandestini, etilisti, minorenni in rotta con la famiglia o più “semplicemente” individui che non riescono più a gestire tutta una serie di difficoltà quotidiane.

Diverse sono le organi azioni che in Ticino si dedicano all'aiuto dei più bisognosi. Tra queste?
c'è casa Astra? a Ligornetto, che da tre anni ha aperto i battenti e offre disponibilità a chi si trova in difficoltà economiche. Ma i problemi per questo tipo di enti sono sempre dietro l'angolo. Soprattutto problemi di carattere economico. Casa Astra infatti non percepisce? sussidi cantonali, e l'importo di
50.000 franchi che? nel 2006 ha stanziato il Consiglio di Stato non bastano che a coprire appena il 30% delle spese sostenute. "Cercare ma soprattutto trovare il restante 70% non è impresa facile" fanno notare da Casa Astra. Ed ecco che tre deputati parlamentari, Moreno Colombo, Greta Gysen e Fiorendo Dadò, lanciano un appello alla popolazione confidando nella sensibilità e nella
generosità che ha sempre caratteri ato il Ticino.

L'Ente in sostanza necessita di derrate alimentari a lunga scadenza, prodotti per l’igiene personale e per la cura del corpo, prodotti per l’igiene della casa, materiale sanitario di che costituire una farmacia di pronto soccorso e biancheria da letto.
Basta acquistare un pacchetto di pasta o di riso piuttosto che un tubetto di dentifricio o una confezione di cerrotti in più quando si va a fare la spesa. Chi vive nel Mendrisiotto può recarsi direttamente a Casa Astra a consegnare i propri doni. Per chi invece non potesse recarsi di persona, verrà effettuato un “giro raccolta” su tutto il territorio cantonale, grazie al lavoro volontario dei
tre deputati parlamentari.


Informazione circa l’iniziativa è ottenibile all’indirizzo



Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al n. Tel 077 408 70 73.




 

Da: La regione, 4.3.08, pag 22

 

Ad alta soglia di solidarietà
Aperto ieri sera a Lugano il dormitorio per persone in momentaneo bisogno di alloggio e aiuto


Avrebbe dovuto essere un avvio in sordina e invece i fari lo hanno da subito illuminato. Non solo perché rischia di es­sere una sorta di primizia a li­vello nazionale, ma soprattut­to in virtù della sua valenza e del suo significato.
Ieri in serata a Lugano ( in zona ex Gattile, su dalle parti del ‘ pallone’ del gas) ha uffi­cialmente aperto le porte il dormitorio di bassa soglia. Dodici posti letto ( suddivisi in 4 camere separate tra uomini e donne) per una soluzione di ‘ dépannage’ pensata per per­sone adulte singole ( non sono ammessi minorenni) rimaste improvvisamente senza un tetto sopra la testa ( uno sfrat­to coatto, problemi di disadat­tamento, una rottura di cop­pia traumatica,..). Un rifugio momentaneo ( da 1 a 15 giorni consecutivi e, in casi di gran­de emergenza, sino a un mas­simo di tre mesi), nottetempo ( dalle 20 alle 8 del mattino suc­cessivo), gestito da volontari.
Una bella operazione socia­le, realizzata grazie all’elabo­razione concettuale di fra Ma­rino Dotta e resa possibile da una virtuosa sinergia tra una serie di enti: il Municipio di Lugano, che mette a disposi­zione la struttura, che assicu­ra una copertura del disavan­zo con un importo massimo di 25mila franchi annui e che si attiva con i propri servizi di accompagnamento sociale e dell'integrazione ( che si occu­peranno anche della forma­zione del personale volonta­rio); la Croce Rossa del luga­nese, che si assume la respon­sabilità gestionale, le Acli che garantiscono la presenza del personale di sorveglianza e di appoggio, e Ingrado che forni­sce aiuto di tipo specialistico per la presa a carico di casisti­che particolari.
«
Questa struttura – ci spiega
fra Martino Dotta
è desti­nata a persone residenti nel comprensorio di Lugano, di cittadinanza svizzera e con permessi di dimora. Non è quindi pensata per clandesti­ni, Nem o persone di passag­gio. Sino ad oggi queste situa­zioni problematiche e urgenti venivano affrontate ricorren­do a sistemazioni in pensioni o in altri istituti che avevano di­sponibilità momentanee di po­sti letto, ma si può facilmente comprendere come in questo modo non possa venir garanti­to quell’accompagnamento che spesso si rivela importantissi­mo in momenti così difficili » . Saranno gli istituti sociali cittadini a fare la segnalazio­ne alla Croce Rossa dei casi che necessitano dei servizi del dormitorio di bassa soglia. La Croce Rossa, a sua volta, si at­tiverà per ottenere il paga­mento della diaria prevista ( 20 franchi per notte). La ge­stione della struttura è assi­curata da un apposito regola­mento mentre gli enti coinvol­ti sono legati da una conven­zione.
«
La fase sperimentale du­rerà
sino alla fine dell’anno
– spiega ancora fra Martino –
ma già dopo i primi 2- 3 mesi trarremo un primo bilancio dell’esperienza
» .
«
La presenza di fra Martino in tutto il periodo di studio e di preparazione di questa nuova struttura – sottolinea il muni­cipale di Lugano Giovanni Cansani è stata un fattore molto importante. Fra Marti­no, infatti, al di là di ogni cifra e di ogni statistica, è la perso­na che forse più di ogni altra conosce il polso della povertà sul nostro territorio » .
Si diceva della novità a li­vello nazionale. Novità per la forte sinergia tra pubblico e privato, certo, ma anche per la messa a disposizione da parte di un Comune di spazi propri. Ieri sera, come detto, il dor­mitorio a bassa soglia di Lu­gano ha dunque aperto le por­te. Per un viaggio fatto non solo di speranza, ma anche di concretezza. Quella dell’aiuto vero e solidale.
DF




La struttura aperta tutti i giorni dalle 20 alle 8 del mattino successivo TI- PRESS
 

 

Da: La regione, 4.3.08, pag 3

 

Kovive cerca 50 famiglie


Kovive, associazione attiva a favore dell’infanzia in difficoltà, per l’estate 2008 cerca cinquanta famiglie ticinesi che accolgano nelle loro case bambini dai quat­tro ai dieci anni socialmente sfa­voriti e provenienti da Svizzera, Germania e Francia. Le fami­glie ospitanti, si legge in una nota stampa, «
offrono tempo e ca­lore umano ospitando i bambini per un periodo che va da due a cinque settimane durante le va­canze estive ». Un’esperienza che, stando a chi l’ha vissuta, « rap­presenta un arricchimento per tutta la famiglia ». Secondo l’as­sociazione « non occorrono molti giocattoli o un programma varie­gato per le vacanze, ma è più im­portante che i bambini (cui spes­so mancano le cose più elementa­re come orari regolari, senso di appartenenza e tempo per giochi in comune) possano prender par­te alla normale vita di famiglia ». Chi li ospita infatti dà loro im­portanti stimoli e permette loro di trovare svago e tornare a casa « con un’autostima rafforzata ». Per info consultare o chiamare ai numeri 091 946 28 57 (G. Fuchs) e 078 690 36 36 (A. de Camilli).

 

 

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