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Da: La regione, 26.06.08, pag 7

<>In Ticino
Fissati salari minimi pari a tremila franchi mensili


Il Ccl siglato ieri è una soluzione all'a­vanguardia anche a livello europeo. Ciò che balza immediatamente all'occhio nel Ccl ‘interinali' è la fissazione di salari mi­nimi che per il Ticino conosceranno un percorso in crescita fino a raggiungere dopo due anni, per i non qualificati, il li­vello svizzero di 3 mila franchi mensili per 13 mensilità. « Sono inoltre contemplati mi­glioramenti sul piano delle vacanze, del ri­conoscimento dei giorni festivi infrasetti­manali, delle assenze per ragioni familia­ri », ci spiega Saverio Lurati, segretario cantonale di Unia. « Il Ccl è anche una ri­sposta
concreta per lottare contro il dum­ping salariale
» , afferma ancora Lurati. Ricordiamo che in Svizzera sono circa 260 mila i lavoratori interinali pari al 7% degli occupati. In Ticino tale percentuale è più bassa: circa il 5%, pari a 7-8 mila inte­rinali.
GENE

Da: La regione, 26.06.08, pag 7

<>Precari, ma a contratto
Accordo storico. Ccl per i lavoratori delle agenzie interinali

Zurigo - Le 260 mila persone con impieghi temporanei in Sviz­zera disporranno dal prossimo 1 ° gennaio 2009 di un contratto collettivo di lavoro (Ccl). L'accordo è stato approvato da swissstaf­fing, l'organizzazione padronale del ramo, dai sindacati e dalle associazioni degli impiegati.
Le parti sono riuscite a raggiungere un'intesa che tiene conto sia delle esigenze di flessibilità delle agenzie di impieghi tempo­ranei, sia del desiderio di sicurezza dei lavoratori, ha indicato in una conferenza stampa tenuta ieri a Zurigo Charles Bélaz, pre­sidente di swissstaffing.
Bélaz ha sottolineato l'importanza in Svizzera del lavoro tem­poraneo: tale forma di impiego registra tassi di crescita del 12% l'anno.
Per Renzo Ambrosetti, copresidente del sindacato Unia, il Ccl è un mezzo per impedire l'espansione incontrollata di tale tipo di assunzioni. In primo luogo si vuole evitare che i lavorato­ri temporanei siano occupati a costi inferiori rispetto a quelli con impieghi fissi, aggirando altri Ccl in vigore. Il sindacalista ha an­che rammentato che sovente le persone con impieghi temporanei si trovano in condizioni di lavoro precarie, sia per i termini bre­vi di licenziamento, sia a causa del dumping salariale e sociale. Ora il Ccl semplifica i controlli, ha aggiunto.
Obiettivo dei partner sociali è la messa in vigore del Ccl a ini­zio 2009. L'accordo è stato avallato dall'organizzazione padronale, dai sindacati Unia e Syna, dalla Società svizzera degli impiegati del commercio (Sic Svizzera) e da Impiegati svizzeri. Ora l'intesa deve ancora essere dichiarata di obbligatorietà generale da parte del Consiglio federale.
Per un terzo dei lavoratori temporanei che sono occupati in rami già sottoposti a contratti collettivi la situazione non cam- bierà molto. I Ccl settoriali continueranno a essere validi. Sono comunque previsti miglioramenti in alcuni punti, ad esempio per quanto riguarda i salari in caso di malattia.
Per gli altri 180 mila lavoratori il Ccl rappresenta invece « un passo enorme » ha affermato André Kaufmann, responsabile del dossier presso l'Unia.
In un comunicato, Sic Svizzera ha messo in rilievo l'importan­za del Ccl per i servizi finanziari e informatici. In seguito alla li­bera circolazione delle persone la concorrenza aumenta anche in tali comparti.
Impiegati svizzeri, invece, ha evidenziato dal canto suo in par­ticolare le disposizioni del Ccl sul versamento dei salari in caso di malattia e sui contributi per la formazione continua. Per il sin­dacato Syna l'accordo rappresenta una pietra miliare, dato che è il primo che riguarda diversi rami economici. ATS




KEYSTONE
Accordo tra Charles Bélaz (swissstaffing) e Renzo Ambrosetti (Unia)

Da: La regione, 25.06.08, pag 4

<>Il Sostegno pedagogico pubblica gli atti del convegno sulla gestione del problema a scuola


« La scuola è ancora poco incline all'e­ducare e continua a prediligere l'istruire », scrivono Flavia Cereghetti-Biondi ed
Edo Dozio
- a capo del Servizio di soste­gno pedagogico (Ssp) della scuola media - nell'editoriale dell'ultimo numero del­la rivista Ssp. Pubblicazione che fra le al­tre cose riporta gli atti del convegno "La scuola a confronto con le nuove tipologie di disagio degli allievi adolescenti" tenu­tosi nell'agosto 2007. L'ente educativo deve adattarsi ai cambiamenti in corso a livello sociale, scrivono gli editorialisti. E auspicano che si esca « dal solito sche­ma per cui sempre più il disagio nella scuola e nella società viene riconosciuto quasi esclusivamente attraverso compor­tamenti di violenza, di bullismo, di delin­quenza da parte dei giovani, quasi a voler drammatizzare e spostare consapevol­mente su questi temi tutti i ‘mali' contem­poranei, magari nel tentativo di nascon­dere le fragilità, le incompetenze degli adulti che sembrano aver dimenticato di essere stati adolescenti ». Uno schema che per Dozio e Cereghetti è enfatizzato dai mass media, che « mettono l'accento su chi delinque perché ciò favorisca la paura e il conseguente pensiero giudicante che permette l'esclusione ». Oggi i casi di disa­gio sono sempre più legati alla malattia, alla solitudine, alla sofferenza. Situazio­ni complesse, difficili da classificare che si affrontano in modo personalizzato. Il giovane che vive il disagio necessita sempre più di un accompagnamento particolare per essere indirizzato verso l'età adulta. Ma la scuola, malgrado l'ap­porto del Servizio di sostegno pedagogi­co e di servizi esterni, sembra non riu­scire a stare al passo con i cambiamenti del mondo giovanile.
Un quadro delle trasformazioni socia­li in atto lo traccia lo psicanalista jun­ghiano Michele Oldani con l'articolo ‘Giovani e disagio scolastico'. Lo fa spe­cificando che la scuola e il mondo degli adulti devono adattarsi a quello che defi­nisce « un cambiamento non solo genera­zionale
ma anche antropologico
». A in­fluire sull'ambiente sociale vi sarebbero dapprima famiglia e scuola: oggi secon­do Oldani il bambino fin dalla nascita viene considerato « un portatore di talen­ti » da sostenere e sponsorizzare. Questo soprattutto dai genitori, i quali sempre più tendono a mettere il figlio al centro della famiglia; ma anche dalla scuola che dagli anni '60 ha introdotto « l'indivi­dualizzazione dei percorsi formativi af­fermando l'importanza che ogni bambi­no sia riconosciuto nelle sue specificità ». Anche la mentalità del consumismo giocherebbe il suo ruolo: « Oggi il tempo fra desiderio e appropriazione dell'ogget­to è immediato ». Per queste ragioni il gio­vane « ha più possibilità di credere in sé, non vive in modo timoroso il rapporto con l'adulto e di conseguenza vive con più leg­gerezza sia le norme sociali che la legge ». Il cambiamento del mondo adolescen­ziale secondo Oldani è dovuto anche al­l'influsso della tecnologia, che crea un vero e proprio divario generazionale (lo psicanalista cita Murdoch: « "Siamo im­migrati nell'era delle nuove tecnologie mentre i nostri figli sono i nativi" »). Ed è pure dovuto a un processo diverso di ap­prendimento: quello immediato dei me­dia, che coinvolge contemporaneamente il canale visivo e uditivo. Cambiamenti questi che la scuola, secondo lo studioso, deve imparare a capire per adattarvisi, modificando il proprio ruolo: da una parte « affrontando il tema dell'ascolto dei ragazzi non nelle forme canoniche (spor­telli psicologici) ma all'interno della stes­sa attività formativa ». Dall'altra con una nuova concezione del senso di fare cultu­ra: « Distribuendo dei contenuti con un'at­tenzione specifica ai requisiti che li rendo­no assimilabili ». C.J.




TI- PRESS
Fra i problemi c'è anche l'anoressia

Da: La regione, 24.06.08, pag 9

Berna - Incrementi nelle re­munerazioni dei manager del 10 o del 20% da un anno all'altro sono moneta corrente. Lo indica una ricerca del sindacato di ispi­razione cristiana Travail.Suisse pubblicata ieri, che ha analizza­to un campione di 28 grandi so­cietà elvetiche per il 2007. Per l'anno in rassegna, l'incremento maggiore dello scarto tra il sala­rio medio di un membro di dire­zione e il salario più basso del­l'impresa è stato registrato da Helvetia (+69%). Il rapporto è passato da 18:1 a 30:1.
Stando alle tabelle pubblicate, tra il 2005 e il 2006 l'incremento del divario era stato dell'8%, mentre Oerlikon si era meritata nel 2006 (+110%) la «Forchetta salariale di Travail.Suisse». In base al rapporto d'esercizio del gruppo assicurativo sangallese, il forte incremento si spiega tut­tavia con la partenza del presi­dente della direzione Erich Wal­ser e del responsabile delle fi­nanze Roland Geissmann, che hanno ottenuto, oltre al salario, 3,86 milioni di franchi, in gran parte per la cassa pensioni in re­lazione ai loro pensionamenti anticipati. Il Ceo ha guadagnato l'anno scorso 2,63 milioni, con­tro 1,41 nel 2006. Di questi, 1,49 sono però stati versati alla cassa pensioni.
Nella classifica delle « pecore nere » per il 2007, dopo Helvetia si piazzano Bobst (+58%), Imple­nia (+55%) e Ascom (+52%). In discesa invece Ubs (-64%), Cre­dit Suisse (-28%) e Swiss Life (-21%). La crisi dei mutui sub­prime ha sicuramente contri­buito a questa evoluzione.
Nonostante ciò, stando al sin­dacato il divario tra manager e semplici impiegati tende in ge­nerale ad allargarsi.




KEYSTONE
Stipendi sempre più alti

Da: La regione, 24.06.08, pag 4

Il sindacato di studenti e apprendisti Sisa propone che si riparta dalla scuola e dal suo ruolo umano-educativo
« Il Gruppo operativo contro la violen­za giovanile è composto fra gli altri da docenti ufficiali dell'esercito e da magi­strati intransigenti ». Il Sindacato indi­pendente studenti e apprendisti (Sisa), riunitosi sabato in assemblea, si dice scioccato per le prime proposte avanza­te dal gruppo istituito a febbraio e coor­dinato dal procuratore pubblico Anto­nio Perugini. E dal quale il sindacato de­gli studenti sarebbe stato escluso. Il Sisa giudica « intollerante e repressivo » il do­cumento allestito da Perugini e colleghi
e si chiede « quale posizione difendessero a nome della gioventù di questo Cantone » i due esponenti del Consiglio cantonale dei giovani che collaborano nel gruppo. « Ci si attendeva un lavoro più equili­brato e una saggezza superiore », si legge in una nota stampa. « Non esistono per noi punizioni esemplari, ma sanzioni de­terminate in maniera proporzionata al reato e in base allo stato di diritto. La tol­leranza zero non è mai educativa perché non cerca di intravedere spazi di dialogo e educazione. Come sempre si vuole agire sugli effetti e non sulle cause - prosegue il comunicato - invece di dare più diritti alla gioventù, i cui eccessi andrebbero an­che analizzati in modo ben più globale perché spesso dovuti a situazioni sociali difficoltose, se ne vuole dare di maggiori all'apparato repressivo ». Il Sisa critica soprattutto le proposte di istituire un co­prifuoco e di multare le famiglie dei ra­gazzi turbolenti: « Sanzionare con multe o tagli dei sussidi chi già vive in difficoltà è il modo migliore per entrare in un circo­lo vizioso che porta a una maggiore pre­carietà, un maggior disagio e dunque una maggiore violenza ».
Per il sindacato il disagio giovanile va affrontato intervenendo nelle scuole. Soprattutto per quanto concerne l'a­spetto umano ed educativo: « Basta a scuole con livelli A e B dove l'attitudine diventa sinonimo di discriminazione, che favorisce i fenomeni di marginalizza­zione ». E infine propone di: « Assicurare condizioni di lavoro stabili e salario mi­nimo, aumentare lo stipendio degli ap­prendisti, migliorare il lavoro degli ispet­tori di tirocinio e garantire più sicurezza per il futuro post-tirocinio. Futuro che molti giovani non riescono a vedere ».




TI- PRESS
‘La tolleranza zero non è mai educativa'

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