Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Da: Il CdT, 19.05.08, pag 20

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Per fare fronte al problema della carenza di spazi di svago per i minorenni perché non creare per loro un'ap­posita discoteca? La proposta è stata fatta dall' Assem­blea dei giovani locarnesi durante una recente seduta
 Il tema è noto: gli adolescenti minorenni, non potendo entrare nei bar, trascorrono le loro serate sulle strade del centro di Locar­no, provocando spesso il malcon­tento della popolazione. Per que­sto l' Assemblea è arrivata ad una possibile soluzione, che consiste appunto nell'offrire uno spazio di discoteca per minorenni. Essa dovrebbe essere aperta soprat­tutto nei pomeriggi del fine setti­mana e durante il venerdì e il sa­bato sera. La principale difficol­tà di una simile idea è l'ubicazio­ne. Per questo l' Agl fa appello ai privati e ai Comuni che fossero disposti a mettere a disposizione uno spazio. Gli interessati posso­no contattare l' Assemblea all'in­dirizzo Agl, Città di Locarno, Piaz­za Grande 18, 6600 Locarno, o e­mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.. > A monte, l'assemblea ha ricono­sciuto il poco interesse dei ragaz­zi verso quest'istituzione che trat­ta i problemi e le possibili solu­zioni nel mondo degli adolescen­ti della regione. Uno scarso inte­resse che ha spinto l'assemblea a riflettere sulle modalità di incon­tro, sul come poter farsi meglio conoscere per avere una maggio­re partecipazione da parte dei più giovanissimi.
L'attuale Assemblea conta di una decina di membri e si riunisce re­golarmente; è aperta a tutti i gio­vani tra i 13 e 18 anni, abitanti nel Locarnese e che vogliono contri­buire ad una miglioramento del­l'ambiente giovanile nella regio­ne di Locarno.
La partecipazione all'assemblea non è obbligatoria, ma è comun­que regolare e impegnata: due condizioni fondamentali per una buona riuscita del progetto e per delle discussione costruttive. I giovani interessati possono pren­dere contatto con l' Agl o per mail
(This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.), op­pure cominciando a curiosare nel sito internet http://www.webti.ch/ e cercando il profilo dell' Associa­zione.

Da: La regione, 8.5.08, pag 14

Prende avvio questa sera il progetto "Formazione per genito­ri", iniziativa articolata in un ciclo di tre incontri (6 e 15 maggio, 3 giugno) che affronteranno varie tematiche inerenti gli aspetti educativi e la relazione genitori- figli. I gruppi, composti da un massimo di quindici persone, sono condotti da due formatori che, prendendo spunto dalla campagna ‘L'educazione rende for­ti', promossa in Ticino dalla Conferenza cantonale dei genitori, accompagneranno i partecipanti (genitori, docenti o altre perso­ne interessate) in un percorso di rafforzamento delle competenze educative, in un'ottica di scambio e condivisione dei propri vis­suti.
A causa del forte numero di iscritti il primo ciclo di incontri è già completo. Altri corsi verranno organizzati in autunno 2008. Le persone interessate possono telefonare allo 091 821 85 81. L'ini­ziativa è promossa dal Municipio di Bellinzona, per il tramite dei Dicasteri attività giovanili e scuole, in collaborazione con Pro ju­ventute, Spazio Aperto, Istituto Von Mentlen, Aspi, Assemblee dei genitori, parrocchie e Civica Filarmonica.

 

 

Da: La regione, 8.5.08, pag 2

Violenza giovanile, ‘la gente
‘I cittadini segnalino senza indugio alla polizia le situazioni a rischio, è fondamentale per la prevenzione':


« La magistratura, la polizia, la scuola e i servizi sociali non posso­no - da soli - risolvere il problema della violenza e in più in generale del disagio giovanile. È impossi­bile. Occorre allora una maggiore assunzione di responsabilità da parte non solo delle famiglie ma di tutti i cittadini. La collabora­zione attiva della popolazione è fondamentale. Si segnalino dun­que alla polizia, senza indugio, fatti o comportamenti anomali. Si segnalino le situazioni a rischio. Non è delazione. È un contributo prezioso ai fini soprattutto della prevenzione: si tratta di evitare che certe situazioni degenerino in atti dalle conseguenze gravissime e che dei ragazzi si trasformino in delinquenti a tutti gli effetti ». Il commissario capo della Polcan­tonale Sandro Bassetti coordi­na il "Gruppo Visione Giovani", nucleo di agenti della Gendar­meria territoriale che si occupa di disagio giovanile in un'ottica preventiva con fra l'altro un'in­tensa presenza nelle scuole tici­nesi, segnatamente nelle medie dove negli ultimi anni non pochi sono stati i casi di bullismo.Vio­lenza, stupefacenti, alcol, infra­zioni della legge sulla circolazio­ne stradale: sono alcuni dei temi che gli agenti affrontano, nei loro molteplici aspetti, durante i periodici incontri/conferenze con gli allievi.
Bassetti, che della Territoriale diretta da Pierluigi Vaerini è vice capo, si appella dunque (an­che) alla popolazione: « Chi ha qualcosa da segnalare lo faccia, interpellando la polizia cantona­le come le polizie comunali. Le for­ze dell'ordine garantiscono la massima discrezione ». Le comu­nicazioni anonime, osserva a sua volta il sergente della PolTi Giancarlo Piffero, responsabi­le per il Sopraceneri di "Visione Giovani", « complicano e rendono meno efficace il nostro lavoro, per­ché impediscono la raccolta di informazioni più precise diretta­mente alla fonte ». Proprio per questo Bassetti si rivolge in par­ticolare al "Gruppo anonimo ge­nitori del Locarnese". Dal quale « abbiamo ricevuto, a partire dal­lo scorso anno, un paio di lettere contenenti peraltro informazioni circostanziate. Lo ringraziamo, nel contempo però invitiamo uno o più rappresentanti di questo gruppo a farsi vivi, a contattarci direttamente ».
La RegioneTicino ha incontra­to Bassetti, Piffero e Marco Leh­ner, anch'egli sergente della Cantonale e responsabile per il Sottoceneri di "Visione Giova­ni". Una tavola rotonda per af­frontare il fenomeno del disagio e della violenza giovanile in Tici­no attraverso le esperienze e le considerazioni di chi, insieme con altri operatori, lavora al fronte. Il "Gruppo Visione Gio­vani" si inserisce in una rete di servizi che si occupano del pro­blema e che dipendono da tre di­partimenti cantonali: Istituzio­ni, Sanità e socialità e Diparti­mento dell'educazione della cul­tura e dello sport.




‘Le comunicazioni anonime servono ma non permettono approfondimenti'

  Calci e coltelli. Senza un motivo
"Negli ultimi cinque anni un ‘salto di qualità' nell'aggressività espressa con la violenza"


Quanti sono i poliziotti del Grup­po Visione Giovani? Che formazio­ne hanno ricevuto? Di cosa si occu­pano?
Bassetti:
« I sergenti Piffero per il Sopraceneri e Lehner per il Sottocene­ri operano a tempo pieno nel gruppo, che è attivo da due anni. Una settanti­na di agenti fanno da ‘antenne' sul ter­ritorio: una ventina sono della polizia territoriale e una cinquantina delle co­munali. A dipendenza della gravità dei casi, i due responsabili regionali, e tal­volta pure io, intervengono diretta­mente. Fondamentale l'aspetto della formazione: i due responsabili regio­nali hanno seguito parecchie giornate d'istruzione sia in Ticino sia oltralpe. Lehner a Zurigo e Piffero a Losanna, città che da svariati anni gestiscono il problema dei giovani violenti con ap­posite brigate di polizia. Inoltre tenia­mo costantemente i contatti con varie polizie cantonali e cittadine della Sviz­zera interna. Il nostro scopo non è di sostituirci agli operatori ed educatori attivi su scala cantonale nel settore pubblico e privato. Facciamo i poliziot­ti, e fra le altre cose mettiamo a dispo­sizione della rete già esistente il nostro potenziale informativo e di presenza costante sul territorio».
Quali le zone attualmente più ‘calde'?
Lehner:
«Bellinzonese e Locarnese. Un po' meno il Sottoceneri. Lo scorso settembre abbiamo partecipato al pri­mo corso tenuto dall'Istituto svizzero di polizia sul disagio minorile a livello nazionale. Ciò significa che il disagio si manifesta non solo in Ticino ma an­che su scala nazionale. Stiamo d'al­tronde parlando di un fenomeno inter­nazionale ».
Il Gruppo Visione Giovani ha solo due anni: significa che il Tici­no si è attivato tardi?
Bassetti:
«No. La Polizia cantonale ticinese si è sempre occupata del pro­blema, sia per reprimere determinati comportamenti sia per fare della pre­venzione. Sento di poter dire che in questo ambito non si è inventato nulla: i ‘sergentoni' di una volta, presenti nei posti di polizia periferici, facevano lo stesso lavoro che viene svolto oggi, con la stessa efficacia. Con la differenza che oggi si adottano una terminologia diversa e nuove tecniche. E siamo pure organizzati meglio. L'approccio, in­somma, è meglio strutturato. Lehner peraltro fa parte dello speciale gruppo di lavoro istituito a livello federale » .
Lehner: «Non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza dei mi­norenni sono bravi ragazzi. Non biso­gna cioè cadere nel tranello di crimi­nalizzare tutti i giovani quando accade un grave episodio. Ci stiamo impe­gnando affinché non cresca la percen­tuale di adolescenti che creano proble­mi ».
Piffero: «Rispetto a quanto fatto ol­tralpe, la polizia ticinese si situa a metà strada fra quelle che da svariati anni si sono organizzate in questo set­tore (13 fra cantoni e città) e quei can­toni che invece non hanno ancora ap­prontato nulla».
È vero che oggi si arriva alle mani più facilmente rispetto al pas­sato? E che i colpi inferti sono più duri? C'è, insomma, una recrude­scenza o è solo una sensazione di chi osserva da fuori?
Bassetti:
«Un tempo c'erano i cosid­detti motivi scatenanti. Magari futili ma c'erano. Invece oggi sempre più spesso non ci sono giustificazioni. Il caso di Locarno (delitto Tamagni, ndr) lo dimostra: gli autori non sono stati in grado di motivare il loro gesto. E se un tempo il pestaggio si concludeva dopo un pugno o uno sberlone, oggi sempre più spesso accade che chi picchia non si fermi finché la vittima, caduta a ter­ra e raggiunta da una serie di pedate, non dà più segni di vita. Negli ultimi cinque, sei anni c'è stato dunque fra i giovani un ‘ salto di qualità' nell'ag­gressività espressa con la violenza » .
Lehner: « Non credo che siano au­mentati gli episodi di violenza, piutto­sto è cambiato il ‘come' matura e viene ‘praticata' la violenza. A partire dal­l'accresciuto consumo di sostanze. Più alcol: le bibite dolci alcopop contenen­ti superalcolici e la Red Bull ( conte­nente caffeina e taurina) con vodka hanno soppiantato la birra e settima­nalmente alcuni giovani finiscono al­l'ospedale in coma etilico. E più droga: la cocaina, il cui prezzo è precipitato, tanto che una dose costa solo 30- 40 franchi, ha preso il sopravvento sull'e­roina che invece indebolisce ed emar­gina chi ne fa uso; mentre il tenore di Thc della canapa è esploso. Il cocktail è completato da un uso massiccio di gio­chi elettronici violenti e da azioni che avvengono sempre di più in gruppo. E nel gruppo, si sa, è poi difficile indivi­duare le singole responsabilità. Fra le molte sfaccettature del fenomeno assu­me inoltre un'importanza rilevante la noia, la disoccupazione e il vuoto in fa­miglia ».
Piffero:
«L'abuso di alcol e droghe diminuisce nel giovane la percezione della responsabilità. A ciò si aggiunga un accresciuto consumo di sostanze dopanti e medicinali che diminuisco­no la percezione del dolore. Chi ne fa uso si sente invincibile, anche nel pic­chiare. Senza contare, poi, la crescente tendenza a praticare arti marziali che vengono poi facilmente trasferite in occasione di pestaggi e aggressioni. E in più capita che vengano imitate sce­ne di film, videogiochi o di Wrestling».
Nuovi fenomeni?
Lehner:
«Le risse fra ragazze. Vera­mente violente, a tal punto da spedirne qualcuna all'ospedale. E poi l'uso dei piedi nelle risse, ossia colpi inferti in continuazione quando la vittima è a terra. Solo pochi anni fa non succede­va. In aumento anche i coltelli».
Piffero: «Sono in aumento gli episo­di di violenza sistematica. Penso a quanto succede negli stadi: certi indi­vidui ci vanno esclusivamente per sfo­gare la loro aggressività».
Quanto gioca la componente etnica?

Piffero:
« In modo abbastanza im­portante. L'escalation di violenza è ini­ziata negli anni '90 proprio quando c'è stato l'esodo dai paesi balcanici. Sono però convinto che questa situazione non dipenda dai ragazzi stessi ma dal loro vissuto. Alcuni hanno visto am­mazzare loro parenti. Episodi di vio­lenza cruda, con sparatorie fra parenti e conoscenti, che fanno ormai parte del loro bagaglio personale. E così suc­cede che considerino equilibrato, nella nostra realtà, il fatto di picchiare una persona senza usare armi, in qualche caso facendo capo alle tecniche orien­tali di combattimento. Insomma, per loro il semplice insulto ha perso im­portanza e non di rado spuntano i col­telli ».
E i genitori?
Piffero:
«Salvo a carnevale, i giova­ni tendono a ubriacarsi la sera. Di not­te ci sono in giro tanti, troppi minoren­ni: quanti dodicenni, in compagnia di diciottenni e ventenni, ci capita di tro­vare alle 2, alle 3 di notte con in tasca il telefonino ( per una presunta ‘ como­dità' dei genitori) e svariate decine di franchi... Imitano i più grandi e fini­scono per rovinarsi molto presto. Os­servando queste situazioni mi viene da dire che i genitori - una minoranza, certo, ma significativa - hanno perso il controllo sui loro figli».
Prima Lehner ha parlato di "vuo­to in famiglia"...
Bassetti:
«Dalle nostre constatazio­ni il 90 per cento dei giovani per così dire problematici proviene da famiglie disagiate. Nelle quali manca una guida autorevole. Famiglie disagiate che ri­troviamo un po' in tutti i ceti sociali».
Lehner: «Da gennaio a marzo 2008 la polizia è dovuta intervenire 120 vol­te per situazioni problematiche nelle famiglie».
Bassetti: «In 22 casi si è reso neces­sario l'allontanamento provvisorio della persona all'origine dei problemi. Ma non sempre si tratta di un adulto. A volte sono anche figli in giovane età».
Lehner: «Quanto all'alcol, so che dei genitori lo fanno provare ai figli in gio­vane età... vantandosene pure. Attual­mente è vero che è vietata la vendita ai minorenni: secondo me bisognerebbe però vietare anche il consumo. Troppi ragazzini infatti si vantano delle sbor­nie da sballo. Vietare il consumo facili­terebbe peraltro il nostro compito nel confiscare bottiglie e lattine».
Bassetti: «Ci piacerebbe avere più mezzi a disposizione per effettuare controlli nella distribuzione di alcol ai minori, ma tutta una serie di altri compiti attribuiti alla polizia, nel frat­tempo aumentati, ce lo impedisce. In ogni caso la Gendarmeria territoriale proprio in queste settimane, con la col­laborazione delle polizie comunali, sta intensificando i controlli in tutto il cantone».







Giancarlo Piffero



Marco Lehner
Sandro Bassetti

‘Saper parlare per entrare in sintonia'
È difficile per la polizia dialogare con i giovani pro­blematici?
Bassetti:
«Se ci riferiamo agli interventi delle pattu­glie, dipende dalle situazioni. Presi singolarmente hanno in genere rispetto per la divisa. Quando sono in gruppo il loro atteggiamento può cambiare. Spetta allora all'agente smorzare i toni e puntare sul dialogo, sul convincimento. Poi se si superano determinati limiti, se il poliziotto viene addirittura aggredito, c'è una base legale che prevede la legittima difesa: la reazione dell'agente deve essere natu­ralmente proporzionata». Piffero: «Parlando in termini generali bisogna scegliere il canale giusto per comunica­re ed entrare così in sintonia con questi giovani. Accettan­do per esempio una loro battuta e replicare con un'altra battuta. Puntando insomma anche sulla simpatia». Leh­ner: «Per questo è importante disporre di agenti adegua­tamente formati, preparati quindi ad affrontare nel mi­gliore dei modi ogni situazione, e che conoscano bene il territorio e le sue dinamiche».
Gli operatori di strada, che ne pensate?
Piffero:
«Senz'altro utili e il loro numero andrebbe au­mentato. Ciò che conta è che per la maggior parte del loro tempo siano non in ufficio ma, appunto, in strada, sul ter­reno. Solo così possono essere delle valide antenne».

Da: La regione, 25.4.08, pag 7

<>< mce_serialized="13652k48i">Alcol, c'è chi si brucia e chi si spegne
Nuovo studio: consumi smodati nei weekend tra i giovani, quotidiani tra i più anziani. Critiche alla prevenzione


Berna - Le attitudini nel consumo di alcol si differenziano a seconda dell'età, del momento e del tipo di bevanda. In particolare, con il passare degli anni si beve più regolarmente, anche quotidia­namente, mentre fra i più giovani si consuma alcol spesso solo nel fine setti­mana, ma in quantità smodate. È quan­to risulta da uno studio pubblicato ieri dall'Unione svizzera degli spiritosi di marca (Svm/Gsm), che critica le misu­re generali di prevenzione proposte dal­l'Ufficio federale della sanità pubblica. Secondo l'associazione che raggrup­pa diversi produttori e importatori, la fascia di età compresa fra i 18 e i 24 anni consuma l'11% delle bevande alcoliche. Lo fa soprattutto durante il fine setti­mana, essenzialmente fuori casa e con un atteggiamento più improntato all'a­spetto festaiolo. Sono preferiti prodotti "facili" da bere o che procurano rapida­mente effetti euforici.
In base ai dati raccolti dall'istituto erasm, gli eccessi alcolici riguardano, regolarmente o occasionalmente, circa un quarto della popolazione di meno di 25 anni, ossa il 3,6% della popolazione totale. Una quota che, senza voler mini­mizzare il fenomeno, secondo la Svm è modesta. Il consumo giornaliero è inve­ce piuttosto appannaggio dei più anzia­ni, e concerne soprattutto vino e birra, a scapito di altre bevande. Fra i tre gruppi che presentano la più forte ten­denza a bere quotidianamente alcolici, due sono contraddistinti da un'età me­dia di 44-45 anni e da un consumo essen­zialmente casalingo. Solo il terzo è com­posto di gente più giovane (in media 32 anni) e che beve fuori casa. Secondo la Svm/Gsm, i vari modi di bere (in fun­zione dell'età, del momento e del tipo di bevanda) testimoniano dell'aspetto in­dividuale della questione e che «le mi­sure di portata generale non hanno al­cuna chance di raggiungere un qual­siasi obiettivo di prevenzione » . È il caso - stando all'associazione - del Pro­gramma nazionale alcol proposto dal­l'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) e in particolare del divieto di ven­dita di alcolici fra le 21 di sera e le 7 del mattino. Il solo effetto, si legge in un co­municato, « è di criminalizzare le be­vande alcoliche nonché la grande maggioranza dei consumatori, com­presi i giovani adulti» .
L'uso eccessivo di alcolici da parte da parte di alcuni giovani è una realtà, ma - aggiunge la Svm/Gsm - si tratta di trovare i rimedi adatti. Ad esempio non è ancora studiato a sufficienza il contesto sociale, e in particolare fami­liare, che conduce ad un comportamen­to errato con l'alcol. Il settore dei pro­duttori e importatori ritiene che « la vera prevenzione debba cominciare, da subito, con una migliore applica­zione delle leggi esistenti, in particola­re per quanto riguarda la vendita » . Secondo la Svm/Gsm, lo studio mo­stra pure che il concetto di superalcoli­co non esiste né nella percezione della popolazione, né negli schemi comporta­mentali.
Inoltre il "rischio" per la salute non è maggiore che per il vino e la birra. Il quadro legale dovrebbe riflettere tale fatto, conclude l'associazione. ATS




KEYSTONE
Attitudini diverse di fronte all'alcol

 

Da: Corriere del Ticino, 25.4.08, pag 7

<>Da giovani stravolti da vecchi, bevitori


Col passare degli anni si beve regolarmente e quotidia­namente, mentre fra i più giovani si consuma alcool spesso solo nel fine settimana, ma in quantità smodate

 Le attitudini nel comsumo di alcool si differenziano a seconda dell'età, del momento e del tipo di bevanda. In particolare con il passare degli anni si beve più re­golarmente, anche quotidiana­mente, mentre fra i più giovani si consuma alcool spesso solo nel fine settimana, ma in quantità smodate. È quanto risulta da uno studio pubblicato ieri dall' Unio­ne svizzera dei distillati di marca (SVM/GSM), che critica le misu­re generali di prevenzione pro­poste dall' Ufficio federale della sanità pubblica.
La fascia di età compresa fra i 18 e i 24 anni consuma l'11% delle bevande alcoliche. Lo fa soprat­tutto durante il fine settimana, essenzialmente fuori casa e con un atteggiamento più impronta­to all'aspetto festaiolo. Sono pre­feriti prodotti «facili» da bere o che procurano rapidamente ef­fetti euforici.
Gli eccessi alcoolici riguardano, regolarmente o occasionalmente, circa un quarto della popolazio­ne di meno di 25 anni. Il consu­mo giornaliero è invece piuttosto a pannaggio dei più anziani, e concerne soprattutto vino e bir­ra a scapito di altre bevande.
Fra i tre gruppi che presentano la più forte tendenza a bere quoti­dianamente alcoolici, due sono contraddistinti da un'età media di 44-45 anni e da un consumo essenzialmente casalingo. Solo il terzo è composto di gente più gio­vane (in media 32 anni)e che be­ve fuori casa.
Secondo la SVM/GSM, i vari mo­di di bere - in funzione dell'età, del momento e del tipo di bevanda - mostrano abbastanza chiaramen­te l­'aspetto individuale della que­stione e che «le misure di portata generale non hanno alcuna chan­ce di raggiungere un qualsiasi obiettivo di prevenzione».
È il caso del Programma Nazio­nale Alcool proposto dall' Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e in particolare del divie­to di vendita di alcolici fra le 21 di sera e le 7 del mattino, il cui solo effetto per l'associazione «è di cri­minalizzare le bevande alcoliche nonché la grande maggioranza dei consumatori, compresi i gio­vani adulti».
L'uso eccessivo di alcoolici da par­te da parte di alcuni giovani è una realtà; per l' SVM/GSM si tratta di trovare i rimedi adatti. Ad esempio è non ancora studiato a sufficien­za il contesto sociale, in particola­re famigliare, che conduce ad un comportamento errato con l'alco­ol. Il settore dei produttori e impor­tatori ritiene che «la vera preven­zione debba cominciare, da subi­to, con una migliore applicazione delle leggi esistenti, in particolare per quanto riguarda la vendita».
Secondo la SVM/GSM, lo studio mostra pure che il concetto di su­peralcolico non esiste né nella percezione della popolazione, né negli schemi comportamentali. Il quadro legale dovrebbe riflet­tere tale fatto.




IL DATO La fascia di età compresa fra i 18 e i 24 anni consuma l'11% delle bevande alcoliche. Lo fa soprattutto durante il fine settimana, essenzialmen­te fuori casa e con un atteggiamento «festaiolo».

 

Da: La regione, 15.04.08, pag 7

Quattro vie d’oro per 2’500 casi sociali
È in corso il programma straordinario da 21 milioni per l’inserimento professionale di giovani e adulti in difficoltà


Mille adulti che in Ticino vivo­no grazie a prestazioni assisten­ziali pur essendo in grado di lavo­rare e 1’500 giovani in cerca di oc­cupazione: è potenzialmente ri­volto a 2’500 persone il nuovo pro­gramma d’incentivazione occu­pazionale varato lo scorso autun­no dal Dipartimento sanità e so­cialità e concretizzatosi facendo capo a 21 dei 78 milioni di franchi che il Gran Consiglio ha stanzia­to nel 2007 – per sostenere fino al 2010 progetti di rilancio e innova­zione – ‘prelevandoli’ dal mezzo miliardo ricavato dalla vendita dell’oro in esubero della Banca nazionale.
Quattro le tipologie di casi so­ciali prese in considerazione dal progetto quadriennale ‘Oro Bns per l’inserimento’, di cui sarà possibile tracciare un primo bi­lancio nel 2009 e che servirà per reimpostare l’attività futura del Dss in questo campo. L’attuazio­ne avviene col coinvolgimento di alcune istituzioni private fra cui Integrazione per tutti, Labor Transfer e Pro Juventute.
La prima categoria – ha spie­gato in conferenza stampa Sabi­na Beffa, coordinatrice del pro­gramma e collaboratrice scienti­fica della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie – riguar­da i beneficiari di prestazioni as­sistenziali il cui collocamento è difficoltoso poiché da tempo lon­tani dall’attività professionale: all’azienda viene concesso un in­centivo all’assunzione che può raggiungere il 60% del salario d’uso per un periodo massimo di 12 mesi; grazie anche a un ac­compagnamento specifico s’in­tende accresce la collocabilità di cento persone all’anno. «
I datori di lavoro – assicura Beffa – non sono obbligati a proporre contrat­ti d’assunzione a tempo indeter­minato prima d’aver testato le ca­pacità dei candidati ».
Nella seconda categoria figu­rano i giovani dai 16 ai 25 anni che hanno interrotto o mai ini­ziato un apprendistato, una scuo­la o un’altra formazione, e che non hanno diritto alla disoccupa­zione: oltre a un semestre di mo­tivazione (programma a tempo pieno che alterna attività ma­nuali, sostegno scolastico e sta­ge) vi è il sostegno al collocamen­to tramite promozione presso i datori di lavoro e accompagna­mento individuale per tre mesi. A occuparsene sono la Divisione della formazione professionale al Decs e la Sezione del lavoro al
Dfe, con l’obiettivo d’inserire ogni anno 50 giovani (da ottobre 2007 a oggi ne sono stati segnala­ti 22). Vi sono poi i giovani quali­ficati, fino a 29 anni, senza diritto alla disoccupazione (obiettivo cento all’anno): stage di sei mesi in azienda indennizzato con 1’200 franchi mensili, più un bonus d’inserimento sotto forma d’in­centivo alla ditta che può rag­giungere il 60% del salario per sei mesi. Da dicembre a oggi sono stati inseriti nel program­ma 33 giovani, tutti in assistenza. Il terzo approccio è denomina­to ‘progetto mentori’, è destinato ai giovani in difficoltà (15-22 anni) che vivono situazioni di esclusione socio-occupazionale o formativa, e sarà proposto nel Locarnese coinvolgendo Pro Ju­ventute e il nuovo operatore so­ciale di strada: s’intende indivi­duare e formare mentori che fun­gano da figure di riferimento per i giovani in difficoltà.
Il quarto e ultimo approccio fa­vorisce l’inserimento dei cosid­detti lavoratori anziani che sono prossimi alla pensionamento ma fino ad allora non hanno un po­sto e sono in assistenza: a una sessantina di essi viene offerta la possibilità di raggiungere la pen­sione attivamente attraverso controprestazioni utili alla col­lettività (comuni, consorzi, case per anziani, istituti per invalidi, imprese sociali...). In tutto 46, da novembre a oggi, i candidati sele­zionati, di cui venti inseriti.



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