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Da: La regione, 23.06.08, pag 15

<>Fuori età in birreria
Mendrisio, blitz al Növ Matac. Scoperti minori con bevande alcoliche

Cinque minorenni avevano consumato bevande alcoliche. È questo il bilancio del controllo di Polizia effettuato sabato sera alla birreria Növ Matac di Mendrisio.
Erano quasi le 22.30 quando gli agenti del­la Polizia cantonale hanno raggiunto il ritro­vo pubblico situato in via Gismonda 13. Un punto di ritrovo dove giovani e giovanissimi della regione trascorrono regolarmente le loro serate estive. Il controllo, svoltosi nella calma e senza inconvenienti di rilievo, rien­tra nell'ambito dell'azione continua di pre­venzione in relazione al consumo di bevan­de alcoliche e sostanze stupefacenti da parte di minorenni.
Gli agenti hanno controllato diverse per­sone sia all'interno che all'esterno del loca­le. Gli avventori presenti erano diciotto. Tra loro, come puntualizza il comando della Po­lizia cantonale, erano presenti individui già noti alle forze dell'ordine. Tra gli avventori della birreria figuravano pure dieci mino­renni (tre avevano solo 13-14 anni). La metà di loro, come detto in apertura, avevano con­sumato bevande alcoliche. Non è dato sapere se si trovassero in stato di ebbrezza.
Constatata l'infrazione, gli agenti hanno contattato i genitori dei ragazzi che, una vol­ta giunti sul posto, hanno preso in consegna i loro figli e li hanno riaccompagnati a casa. Il controllo di sabato solleva ancora una vol­ta il consumo, e soprattutto la vendita, di al­cool tra i giovani. Secondo una normativa fe­derale affissa in tutti i bar e ristoranti, i ri­trovi pubblici non possono vendere bevande alcoliche a chi non ha ancora raggiunto la maggiore età. In caso di dubbi il personale è autorizzato a chiedere un documento di identità al cliente. Non sono comunque rare le occasioni in cui i minorenni fanno acqui­stare agli amici più grandi le bevande da consumare. I gerenti della birreria Növ Ma­tac saranno ascoltati dalla Polizia. Se l'infra­zione sarà accertata, potrebbero anche esse­re sanzionati con una multa. RED.

Da: Il Caffé, 15.06.08

Polemiche dopo la proposta del “coprifuoco” per i minori

No allo stato
baby-sitter!

Libero D’Agostino e Ezio Rocchi Balbi

Un coprifuoco che scotta. La proposta del gruppo di lavoro contro la violenza giovanile di vietare ai minorenni di uscire la sera da casa dopo una certa ora, se non acompagnati da un parente adulto, pare fatta apposta per accendere le polemiche. "Un'ingerenza eccessiva dello Stato nella vita delle famiglie e nell'educazione dei figli" dice Renzo Galfetti, noto penalista assai attento alla difesa dei diritti individuali. "Una misura che non ha senso" rincara Matteo Ferrari, presidente dela Conferenza cantonale dei genitori. "Un provvedimento molto forte e incisivo" chiosa invece l'ex giudice federale Emilio Catenazzi. Tanto forte da spaccare lo stesso gruppo di lavoro nominato dal Cantone, incisivo al punto da scontrarsi con la tutela dei diritti costituzionali e persino col buonsenso, come sostengono le voci più critiche. 
Il direttore del dipartimento Istituzioni, Luigi Pedrazzini, fiutando odor di polemiche, presentando le misure suggerite dal gruppo si era premurato di precisare che talune proposte erano da considerarsi "provocazioni" per sollevare il dibattito. Scartavetrando la "provocazione" c'è chi rileva che in un cantone turistico come il Ticino è davvero ridicolo pensare di vietare ai minorenni di uscire da soli la sera: "E che si fa? Si lasciano i ragazzi chiusi in albergo o li si accompagna a mangiare la pizza con la morosina che hanno conosciuto in spiaggia? - s'ironizza -. E se un genitore ritiene suo figlio più che maturo per uscire da solo, gli andiamo a spiegare che qui da noi i suoi standard di maturità non valgono?"
Ma dietro i paradossi di una misura di sicurezza a doppio taglio, l'avvocato Galfetti nota anche una china pericolosa: "L'educazione dei figli è responsabilità della famiglia e non dello Stato. Questa idea mi ricorda tanto i tempi e l'etica di un certo proibizionismo. Di questo passo sarà lo Stato a dirci anche come vestirli e pettinarli. Un'invasività che erode non solo la libertà dei genitori ma quella di tutti noi. Si sta picconando il principio della responsabilità individuale". Critico anche Ferrari, secondo cui il coprifuoco non avrebbe per di più una valenza pedagogica per i giovani. "Non va dimenticato, inoltre - ricorda -  che è in consultazione una proposta del dipartimento Istituzione di  segno opposto, per estendere sino alle 23 il permesso ai minori di frequentare da soli gli esercizi pubblici. L'attuale limite alle 21 non è più adeguato. La società è cambiata, per cui bisogna trovare un compromesso". Sul valore pedagogico del divieto anche Galfetti nutre forti perplessità: "Come messaggio educativo è catastrofico. Difatti, si dice ai ragazzi: tutto ciò che non è proibito è lecito". 
Dal profilo costituzionale i dubbi per un divieto generalizzato non mancano di certo; al limite il provvedimento potrebbe giustificarsi per determinati ragazzi che hanno avuto già problemi con la giustizia. "Sulla costituzionalità o meno si può discutere - dice Catenazzi-. Molto dipende anche dall'ora in cui scattterebbe il divieto. Inoltre, ci si potrebbe appellare anche al fatto che vigilare sulla nostra gioventù è compito non solo delle famiglie e della scuola, ma anche dello Stato, a cui spetta anche la tutela dell'ordine pubblico. Quindi, ci potrebbe essere un interesse pubblico a sostegno di questo divieto".  Interesse pubblico, ecco il grimaldello, secondo Galfetti, con cui scardinare la libertà individuali: " Lo si è fatto già in passato con altre misure, ponderando di volta in volta questo interesse con la tutela della libertà di tutti noi, libertà che ne sta uscendo sempre a pezzi". Insomma non è facile conciliare ordine, sicurezza e libertà personali, una triade che in tempi dominati da paure, percepite o reali, tende a sbilanciarsi inevitabilmente su misure sempre più restrittive.

 

Da: La regione, 17.06.08, pag 4

<>Consiglio cantonale dei giovani: ‘Nel rapporto proposte costruttive'


Costruttive e interessanti. Così il Consiglio cantonale dei gio­vani giudica le proposte contenute nel primo rapporto interme­dio elaborato dal gruppo di lavoro ( coordinato dal procuratore pubblico Antonio Perugini) "Giovani-Violenza-Educazione", isti­tuito dal governo subito dopo il delitto Tamagni. Proposte che sul piano della prevenzione coinvolgono anche i giovani, i quali « si vedrebbero attivi nel cercare di arginare la violenza giovanile nel cantone », evidenzia il Consiglio. A quest'ultimo, si legge in una nota, « sta particolarmente a cuore il progetto di creare delle figure giovanili nelle scuole che fungano da referente interno per quello che riguarda la violenza nel proprio istituto »: questo, sostiene an­cora il Consiglio cantonale dei giovani, darebbe vita a « un rap­porto giovane-giovane che è da ritenersi più produttivo di un conti­nuo intervento delle autorità (naturalmente anche quello è a volte necessario) ». Il rapporto del gruppo di studio sulla violenza giova­nile è stato presentato una settimana fa: oltre a descrivere la si­tuazione odierna, il documento propone una trentina di contro­misure. In autunno il Consiglio di Stato si pronuncerà sulle pro­poste della speciale commissione nella quale il Consiglio canto­nale dei giovani era presente con due suoi membri.

Da: CdT, 14.06.08, pag 46

LETTERE AL CORRIERE
Violenza giovanile e genitori divisi

In merito agli articoli apparsi recentemente sulla stampa ticinese sul tema della violenza giovanile, vorrei fare le seguenti considerazioni.
Primo presupposto: lo stato si ritrova la società che si merita.
Secondo presupposto: nelle scienze politiche è dimostrato, come afferma il politologo americano Baskerville, che la burocrazia ha la tendenza a sviluppare i problemi che sono legati alla sua esistenza, al suo profitto e al suo potere.
La società attuale è il risultato di un'educazione affidata principalmente alle donne. I motivi di ciò, l'assenza paterna nel proprio ruolo educativo, si possono ricondurre (tralasciando di risalire alle guerre del XX secolo): - al mondo del lavoro che non favorisce l'occupazione a tempo parziale e che anzi tende a ridurre sempre più il tempo libero dell'individuo, quello disponibile per la famiglia e i figli (quindi molto spesso padri assenti), - a uno stato e alle sue leggi che tendono ad allontanare un genitore dai propri figli. Mi spiego meglio: in caso di divorzio, la prassi in Ticino e in buona parte della Svizzera è quella di togliere l'autorità parentale a uno dei due genitori. In Ticino questo avviene nel 95% dei casi nei confronti del padre.
Questo è un segnale molto forte per i minori: si dice loro a chiare lettere «non hai più un padre». È un segnale forte anche nei confronti dei genitori: «non devi più occuparti dei tuoi figli, sei esonerato da questo compito». Posso credere che parecchia gente sguazzi in questo esonero dalla propria responsabilità di genitore. L'assenza della figura paterna, ma comunque quella di un genitore, qualsiasi esso sia, toglie in parte l'importante prassi dello scambio generazionale. I ragazzi sono sempre più lasciati da soli, col risultato che si educano da soli. Con questa modalità orizzontale piuttosto che verticale si possono sviluppare delle dinamiche che assomigliano a quelle criminali: la legge del più forte. Si arriva così a eliminare nel giro di poche generazioni tutto il progresso sociale ottenuto in secoli di lotte, quali la difesa dei deboli, il rispetto delle opinioni altrui, il diritto alla personalità e una marea di altri diritti. In Ticino ci sono circa 9'000 minorenni che sono figli di genitori separati, più o meno un sesto della popolazione minorile. La prassi vuole che questi minori vedano il genitore discontinuo (nel 95% dei casi il padre) due volte al mese. Mettiamo pure che, prudenzialmente, in questa situazione siano solo la metà: è lecito affermare che in Ticino ci sono 4.500 giovani a rischio?
- a una scuola e un'educazione che, insieme allo stato, assume sempre più una connotazione tendente alla creazione del bisogno (economico) e alla sua soddisfazione, piuttosto che all'insegnamento dei fondamenti disciplinari e culturali, che sono un patrimonio inestimabile dell'individuo per poter affrontare la vita. Mi spiego meglio: si tende sempre di più a spingere l'insegnamento nella direzione di quello che desiderano gli alunni. Guai ad annoiare! Cambiare piuttosto argomento, con il risultato di non insegnare a perseguire gli obiettivi e a raggiungere dei risultati, che sono gli insegnamenti fondamentali che portano anche al rispetto delle regole, delle leggi e, di conseguenza, dell'individuo e dello stato medesimo.
Sono diversi anni che queste situazioni (del disagio giovanile) vengono segnalate da persone e da associazioni particolarmente coinvolte.
Apprendiamo quindi con piacere che finalmente qualcuno si sta rendendo conto della reale portata del problema.
Come Associazione di genitori non affidatari teniamo a sottolineare la nostra volontà di essere presenti nell'educazione dei nostri figli e il nostro impegno nel promuovere una genitorialità più responsabile.
Per questo abbiamo però bisogno dell'aiuto dello stato. È difficile svolgere il proprio ruolo di genitore se lo stato medesimo ce ne priva e addirittura si vuole sostituire al genitore assente (curatori, istituti ecc.). È difficile svolgere il proprio ruolo se lo stato non interviene finalmente nei confronti di chi ancora alimenta questa situazione (professionisti senza scrupoli, avvocati, pediatri e psicologi) e a chi si arma dei mezzi più vigliacchi pur di allontanare un genitore dai propri figli, ossia quelli delle false denunce per violenza domestica e per abuso sessuale, anche con la complicità dei professionisti già menzionati e dello stato medesimo.
Ci ha fatto piacere leggere recentemente sulla stampa ticinese che il p.p. Perugini (e in altre occasioni anche gli onorevoli Pesenti e Gendotti), dichiara che si debba dare sostegno ai genitori e ai docenti impegnati nell'educazione dei giovani. Chiediamo quindi formalmente: quale tipo di sostegno concreto lo stato conta di dare a chi si sta impegnando da tempo in questo campo? Da parte nostra continueremo nel nostro intento di diffondere una maggiore coscienza per la propria responsabilità di genitori, per esempio con le serate di formazione che organizziamo regolarmente (la prossima martedì 17 giugno).
Perseguiremo nella richiesta dell'autorità parentale congiunta e dell'affidamento condiviso, ossia della difesa dei diritti dei fanciulli a una ampia e serena relazione con entrambi i genitori. Continueremo nella richiesta che entrambi i genitori possano e siano tenuti a occuparsi dei loro figli in modo responsabile. Promuoveremo un maggiore impegno dei padri, quale figura attualmente piuttosto assente, ma anche latitante, nell'educazione dei fanciulli. Ci sono infatti parecchi padri ai quali viene, in un modo o nell'altro, impedito di occuparsi della prole. Ci sono purtroppo anche padri che rinunciano alla loro responsabilità di genitore, semplicemente per questioni di comodo e di egoismo. Continueremo a chiedere che vengano applicate misure e sanzioni decise, nei confronti di chi alimenta questa situazione (professionisti istigatori, funzionari inadempienti oltre ai genitori assenti di cui si parla nelle misure proposte di recente e a quelli che ostacolano con qualsiasi mezzo la relazione). Non crediamo che sia attraverso la punizione e la limitazione della libertà individuale dei giovani che si faranno passi duraturi. La miglior arma di difesa è l'educazione. Ben vengano quindi lodevoli iniziative quali quella della CCG «l'educazione rende forti» e quella del comune di Bellinzona per fornire una maggiore consapevolezza del ruolo di genitore, insieme a tutte le altre.
Sosteniamo la proposta del gruppo di lavoro di sanzionare anche economicamente i genitori che non dimostrano di occuparsi adeguatamente dei propri figli.
Continueremo a impegnarci per il vero, disinteressato interesse dei nostri bambini, per la loro educazione e per la loro sicurezza.
Riccardo Kuebler, presidente Associazione genitori non affidatari 

Da: CdT, 14.06.08, pag 9

Violenza giovanile O.K. al giro di vite
Il Consiglio dei giovani chiede figure di ri­ferimento nelle scuole dicendosi d'accor­do circa le misure del Gruppo operativo

 «Il Comitato del Consiglio cantonale dei giovani ritiene che le proposte inserite nel rapporto del Grup­po di lavoro, che coinvolgono anche i giovani che si vedrebbero attivi nel cercare di arginare la violenza giovanile nel Cantone, siano costruttive e molto in­teressanti ». L'organismo saluta dunque positivamen­te i contenuti del primo documento elaborato dal gruppo operativo Giovani-violenza su mandato del Governo per dare un giro di vite al fenomeno. In que­sto ambito, si legge in una nota, al Consiglio cantona­le dei giovani sta particolarmente a cuore il progetto di creare «figure giovanili all'interno degli istituti sco­lastici che fungano da referente interno per quello che riguarda la violenza nella propria scuola. Questo produrrebbe un rapporto giovane-giovane che il Co­mitato ritiene essere più produttivo che un continuo intervento delle autorità». Ivan Schmidt, coordina­tore di Sensogiovane. ch, punta per contro il dito con­tr­o il Municipio di Locarno e la speciale Task force isti­tuita dal Governo accusandoli di plagio «industria­le » per le citate misure, «già elaborate nel 2004». 

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