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Da: La regione, 12.06,08, pag 3

Violenza giovanile, misure strette
Scettici il presidente della Conferenza cantonale dei genitori e il segretario della Federazione esercenti

Prime reazioni al decalogo di contromisure pro­posto dallo speciale gruppo istituito dal Consiglio di Stato per radiografare il fenomeno della violenza giovanile in Ticino e individuare possibili soluzio­ni. A far discutere, come dimostrano le testimo­nianze raccolte ieri da ‘laRegioneTicino', sono so­prattutto le misure che riguardano le famiglie e gli esercenti. A storcere parzialmente il naso sono il presidente della Conferenza cantonale dei genitori, Matteo Ferrari, e il segretario della Federazione esercenti GastroTicino, Gabriele Beltrami. Non tut­to però è da buttare, perché l'esercizio voluto dal go­verno dopo l'assurda morte a Locarno di Damiano Tamagni è ad ampio respiro e tocca diversi ambiti. Esercenti e famiglie sono chiamati a giocare le loro carte. Come pure i servizi del Cantone, direttamen­te coinvolti dai loro consiglieri di Stato (Pedrazzini, Gendotti e Pesenti) presenti martedì alla conferen­za stampa durante la quale il procuratore pubblico Antonio Perugini ha reso pubblico il contenuto del primo rapporto trimestrale. La proposta d'istituire il coprifuoco per i minori non accompagnati da pa­renti adulti (come già attuato in una località berne­se, in Germania e in alcune città italiane) viene vi­sta negativamente. Come pure quella di chiamare i genitori alla cassa qualora si dimostrino recalci­tranti o poco collaboranti con le autorità quando si tratta di controllare e correggere figli minorenni poco propensi a rispettare le regole. Pollice verso anche sull'eventualità di caricare sulle famiglie le spese di polizia quando un figlio in stato alterato viene riaccompagnato a casa da una pattuglia.
Sul fronte degli esercenti scetticismo viene espresso nei confronti della proposta di ‘pubbliciz­zare' le sanzioni inflitte. Bene invece il fatto di ren­dere più salate le multe. A.MA./MA.MO.




TI- PRESS
Bar, alcol e ore piccole

  Pollice verso sul coprifuoco
‘Punire i genitori? Meglio un supporto specialistico'


Zero su quattro. Anzi, volendo essere generosi, 0,5 su quattro. Il presidente della Conferenza can­tonale dei genitori, Matteo Fer­rari, salva solo mezza delle quat­tro contromisure, riguardanti appunto i genitori, che il "Grup­po operativo giovani-violenza­educazione" ha messo nero su bianco nel proprio rapporto reso pubblico martedì. Tuttavia la premessa di Ferrari è positiva: « Il gruppo dimostra di sapere che l'educazione dei minori è un com­pito che coinvolge svariate compo­nenti della società, genitori com­presi, e che quindi non si può pen­sare di varare solo misure di tipo poliziesco e punitivo per risolvere i casi più eclatanti ».
Veniamo alle quattro misure: con la prima si vorrebbe costrin­gere i genitori di minorenni pro­blematici per trascuratezza o las­sismo educativo, a seguire corsi per risvegliare o migliorare le loro competenze educative. Con­divide? « In presenza di situazioni già conclamate ritengo che occor­ra semmai garantire il supporto di figure professionali specializ­zate, tramite per esempio il Servi­zio di accompagnamento educati­vo o quello medico-psicologico ». Il rapporto suggerisce di far capo ai corsi organizzati proprio dalla Conferenza dei genitori: « I quali sono però di tipo preventivo e sono occasioni di confronto. Bene quin­di se vengono offerti a tutti i geni­tori, motivando soprattutto quelli che si ritiene siano più bisognosi. Ma in presenza di situazioni già degenerate, ripeto, è più opportu­no un supporto specialistico ».
I punti 2 e 4 si assomigliano: addebitare ai genitori le spese per l'intervento di polizia in caso di minorenni riaccompagnati a casa in stato alterato; e sanziona­re i genitori recalcitranti o poco collaboranti con le autorità nel controllo e nella correzione dei figli minorenni. « Chiamare alla cassa i genitori che hanno fallito è una pulsione che comprendo - ri­leva Ferrari - ma solo se il vero intento è quello di far comprende­re a tutti quali sono i costi ‘pubbli­ci' generati da un'educazione sba­gliata. Forse questo farebbe riflet­tere sul fatto che vale la pena inve­stire di più sulla prevenzione. Ma vedo male che un quadro educati­vo già problematico possa miglio­rare caricando sui genitori deter­minati oneri o togliendo sussidi a chi è già sotto il minimo vitale. Meglio, invece, investire tramite un accompagnamento educativo di tipo professionale ».
Misura numero 3: coprifuoco per i minorenni non accompa­gnati da parenti adulti. Ferrari storce il naso e dal cassetto estrae una norma varata dal Mu­nicipio di Bellinzona il 20 settem­bre 1850, quindi 158 anni fa, se­condo la quale "tutti i ragazzi che si trovano vagando nelle piazze e nelle contrade della città dopo le ore 8 pomeridiane saranno arre­stati". La proposta, sebbene in versione soft, dunque ritorna: « Ma i tempi sono cambiati... Come sono cambiate la società, la mobilità dei giovani e la disponi­bilità/ utilizzo del tempo libero ». Di pari passo negli ultimi anni non sono state adeguate le nor­me sugli orari e l'accesso dei mi­nori negli esercizi pubblici: « Nome ormai superate e per le quali è in sospeso da tempo un avamprogetto di modifica ».
Ferrari dunque auspica che qualcosa si muova, « ma non per quanto riguarda tutti gli spazi pubblici. Ritengo infatti che a una determinata età sia giusto che i minorenni facciano le loro espe­rienze ». Fra i concetti sui quali la Conferenza cantonale dei genito­ri punta nei suoi corsi "L'educa­zione rende forti", « vi è anche l'importanza di affidare loro de­gli spazi e insegnar loro a gestirli ponendo chiari limiti. Ma dubito che lo si possa fare col coprifuoco. Il problema non è infatti l'orario bensì il rapporto educativo in­staurato con i figli ». La stessa Confederazione prossimamente si esprimerà sul tema minorile: « Gli assi scelti sono quelli della fa­miglia, della scuola, degli spazi di socializzazione e dei media ».




TI- PRESS
Matteo Ferrari

 Sanzioni di pubblico dominio?
Beltrami (GastroTicino): perplesso


Si dichiara d'accordo con la proposta di ritoccare verso l'al­to le multe mentre, parlando sempre a titolo personale, si dice perplesso sulla pubblica­zione della sanzione irrogata all'esercente che serve bevan­de alcoliche a minorenni. Per­plesso perché? « È una punizio­ne eccessiva - afferma il segre­tario cantonale della federazio­ne esercenti GastroTicino, Ga­briele Beltrami -. È franca­mente troppo rendere di domi­nio pubblico il nome di un eser­cente che magari ha sbagliato per la prima volta e in buona fede: può ad esempio aver ven­duto alcolici a un maggiorenne, alcolici che quest'ultimo, all'in­saputa dello stesso esercente, ha poi passato al minorenne. Inol­tre come la mettiamo con la leg­ge sulla protezione dei dati? La misura, secondo me, potrebbe semmai entrare in considera­zione per l'esercente recidivo o, a maggior ragione, plurirecidi­vo perché in questo caso non è più possibile parlare di buona fede ».
Nessuna perplessità invece sull'aumento degli importi mi­nimi delle sanzioni pecuniarie contemplate dalla vigente Leg­ge cantonale sugli esercizi pub­blici (peraltro in corso di revi­sione). « Effettivamente con gli importi attuali - osserva il se­gretario della Gastro - non si va da nessuna parte e il compor­tamento di certi esercenti cam­bia solo se vengono toccati nel portamonete: sono dunque favo­revole a un aumento delle mul­te, soprattutto per evitare i casi di recidiva » . Beltrami giudica « interessante » anche un'altra misura prospettata dal gruppo di studio istituito dal governo: « Mi riferisco all'abbassamento dell'orario serale di vendita de­gli alcolici nei chioschi annessi ai distributori di benzina o nei negozi ubicati nelle stazioni fer­roviarie: è quasi sempre in que­sti punti vendita che i giovani si riforniscono spostandosi suc­cessivamente nei luoghi di ritro­vo. Al lato pratico probabilmen­te cambierebbe poco, perché la vendita di alcolici resterebbe co­munque libera, sarebbe infatti soltanto una questione di orari: si lancerebbe tuttavia un impor­tante segnale. Giusto allora ac­compagnare questo provvedi­mento con una limitazione del­la quantità di bevande alcoli­che acquistabile ».
La commissione auspica pure una riduzione dell'orario d'a­pertura dei locali notturni in particolare nei weekend. « In­tendiamo i night club o le disco­teche? È un aspetto da chiarire. Perché per i primi, nei quali i minorenni non possono in ogni caso entrare, il problema non si pone essendo i night frequentati solitamente da adulti. Diverso il discorso - rileva Beltrami - per le discoteche: l'accesso an­che a questi locali è vietato a co­loro che hanno meno di 18 anni, eppure in alcune discoteche i minorenni entrano. Sono quin­di necessari maggiori controlli dell'età. Bisognerebbe sensibi­lizzare ulteriormente i gestori di questi locali ».
Le misure suggerite dal gruppo coordinato dal pp Pe­rugini « verranno valutate at­tentamente da GastroTicino » . Un'associazione, ricorda anco­ra il suo segretario cantonale, « che nella formazione dei futuri esercenti collabora strettamente con la Regia federale degli al­col, con Radix, con la Polizia cantonale, con le Comunali e con l'Ufficio permessi. Aggiun­go che, a proposito della rifor­ma in atto della legge sugli eser­cizi pubblici, siamo per il man­tenimento della maggiore età a partire da cui è possibile consu­mare bevande alcoliche, fer­mentati compresi (birra insom­ma non dai 16 bensì dai 18 anni, ndr)». GastroTicino con­ta « un gran numero di affiliati e la stragrande maggioranza - tiene a precisare Beltrami -, la­vora correttamente, attenendosi alle disposizioni di legge ».




TI- PRESS
Gabriele Beltrami
 

Da: Corriere del Ticino, 27.05.08, pag 18

Violenza: denunciati 21 ragazzi
Concluse otto inchieste parallele per lesioni, ingiurie e minacce


Lesioni semplici, aggressione, furto, danneggiamento, ingiurie, minacce, violazione di domicilio e infrazione al­la legge sulle armi: sono i reati contestati a 26 persone, tra cui i 21 minorenni, coinvolte in una serie d'indagini

 È un lungo ed impressionan­te elenco di reati quello di cui sono chiamate a rispondere le 26 persone, quasi tutte minoren­ni, coinvolte in otto inchieste pa­rallele condotte dalla Gendar­meria territoriale di Bellinzona durante il periodo che va dal me­se di ottobre del 2007 allo scor­so mese di marzo. Tra gli indivi­dui identificati e poi denunciati alla magistratura figurano infat­ti ben 21 minorenni.
I fatti, di cui ha riferito ieri il Co­mando della polizia cantonale, sono avvenuti nella Capitale e più in generale nel Bellinzonese (Arbedo, Sementina e Castione) durante le manifestazioni dei ri­spettivi carnevali.
Anche furto e infrazione alla legge sulle armi
Non vi è da stupirsi dunque sul­la tipologie dei reati contestati, legati a comportamenti che spes­so si verificano proprio durante questi momenti di eccessi e bal­doria.
Gli elementi di denuncia si estendono infatti sui seguenti reati: lesioni semplici, vie di fat­to, aggressione, furto, danneg­giamento, ingiurie, minacce, vio­lazione di domicilio, infrazione alla legge sulle armi.
Due sono gli episodi particolar­mente gravi. Il primo è accaduto il 19 gennaio scorso a Castione, nelle vicinanze della stazione fer­roviaria, dove, secondo gli inqui­renti, cinque persone (quattro minorenni ed un maggiorenne), tutte dimoranti nella regione, ave­vano scassinato alcuni depositi e alcuni magazzini, accaparrando­si una refurtiva del valore di alcu­ne migliaia di franchi. Durante il periodo carnevalesco di Sementina invece un maggio­renne avrebbe colpito al naso un ragazzo che, in compagnia di al­cuni amici, stava facendo esplo­dere petardi sul suolo pubblico, procurandogli una frattura del­l'osso nasale. Il padre di uno dei ragazzi, pre­occupato dall'accaduto, è accor­so per chiedere le dovute spie­gazioni e nel farlo si sarebbe scontrato con l'autore del fatto.
Ne sarebbe nato uno spiacevo­le parapiglia che, cominciato tra i due maggiorenni, secondo le autorità inquirenti si è poi allar­gato anche ai minorenni che erano presenti. Questi hanno di­fatti assalito colui che aveva ag­gredito fisicamente il loro ami­co.
Le denunce scaturite da questa vicenda, avvenuta il 26 gennaio, riguardano quattro minorenni ed un maggiorenne. Red. 

Da: www.azione.ch, 17 2008, pag 2

VADEMECUM DELLA PSICHE
La depressione, cause e cure

A livello mondiale è al quarto posto fra i problemi sanitari, ma non tutti sanno che cos'è in realtà


Gabriele Latella*

Il termine depressione è entrato a far parte dei luoghi comuni nella nostra società. Si dice so­no depresso per dire sono triste e via di questo passo. Tristezza e sofferenza, è bene sottolinear­lo, non sono sinonimi di de­pressione, bensì sono uno stato d'animo transitorio legato a eventi scatenanti ben delineabi­li. Come qualsiasi cosa diventi luogo comune e motivo di di­scussione, spesso notizie e pun­ti di vista si rincorrono, si fini­sce per dire e scrivere prese di posizioni più svariate, talvolta senza competenze specifiche, che invece di dar luce al proble­ma, danno informazioni parzia­li e fuorvianti.
La depressione è una malattia, collocata per altro dall'Organiz­zazione Mondiale della Sanità al quarto posto tra i maggiori pro­blemi sanitari. È la malattia psi­chiatrica più spesso diagnostica­ta, può toccare ogni classe d'età e, sempre secondo l'OMS, negli Stati Uniti e in Europa è la se­conda causa di invalidità dopo le malattie cardiovascolari. Stu­di recenti stimano il rischio per la popolazione di andare incon­tro a un episodio depressivo maggiore al 17%, con un tasso di recidiva del 50-70%. È quindi un problema serio, che andreb­be conosciuto e riconosciuto.
Le cause di tale patologia sembrano essere varie e molte­plici. Concorrono una predispo­sizione genetica e fattori costi­tuzionali, ma anche un influsso ambientale. Può essere legata a una risposta della psiche a eventi traumatici (depressione reattiva) o può insorgere senza un'obiettiva causa scatenante (depressione endogena). Lo sti­le di vita della nostra società, sempre più improntato al risul­tato, alla performance, al dover sempre essere all'altezza, al­l'immagine, può verosimilmen­te essere additato come una concausa dell'insorgere di tale patologia. Che sia comunque endogena o reattiva le numero­se ricerche effettuate hanno fin qui messo in evidenza come i sintomi della depressione si manifestino quando vi è una drastica riduzione nel cervello di un importante neurotrasmet­titore, la serotonina. Il rilascio di questa molecola produce tut­ta una serie di effetti sulla psi­che e sul fisico, influenza in particolare il tono dell'umore, il sonno, la percezione dolorosa, la temperatura corporea e la pressione arteriosa.
La depressione si presenta quindi con flessione del tono dell'umore, riduzione dell'ener­gia e diminuita attività. La ca­pacità di provare piacere, l'inte­resse e la concentrazione sono ridotti, spesso vi è stanchezza marcata dopo ogni sforzo an­che minimo. Il sonno è general­mente disturbato e l'appetito ri­dotto. Talvolta sono presenti rallentamento psicomotorio, agitazione, perdita di peso e ri­duzione della libido. L'autosti­ma e la fiducia in sé sono quasi sempre ridotte, spesso sono presenti idee di colpa e di inuti­lità. L'istinto vitale è talvolta compromesso e idee e agiti sui­cidali non sono rari. L'abbassa­mento del tono dell'umore è re­lativamente costante e spesso non dipende dalle circostanze. Presenta quindi un quadro cli­nico patologico e ben definito, che va trattato adeguatamente.
Qualunque sia la causa, genetica o psicosociale, la de­pressione è come detto una malattia data da un'altera­zione chimica a li­vello dei neurotra­smettitori. Come ta­le va trattata. Nelle depressioni lievi e moderate la farma­coterapia può esse­re di secondaria im­portanza, è stato di­mostrato che una psicoterapia ade­guata agisca anche sulla produzione di serotonina e possa quindi permettere un miglioramento clinico in tempi re­lativamente brevi.
Diverso il discorso per gli episodi de­pressivi gravi, in cui la sintomatologia descritta appare particolarmente pe­sante, la spinta vita­le ridotta, la proget­tualità assente. I li­velli di serotonina sono talmente bassi da rendere necessa­rio, in combinazione con un ap­proccio di tipo psicoterapico, un apporto farmacologico per per­mettere alla serotonina natural­mente prodotta di agire più a lungo (rallentandone quindi la distruzione) e dar tempo all'or­ganismo di raggiungere livelli adeguati di serotonina. Tale processo è relativamente lento, per questo è necessario mante­nere la terapia alcuni mesi, an­che oltre l'eventuale migliora­mento della sintomatologia. I farmaci antidepressivi non crea­no dipendenza per cui in accor­do con lo psichiatra curante possono essere sospesi al mo­mento opportuno senza proble­mi. Un'eventuale ricaduta non è quindi da riferire a una dipen­denza dal farmaco, ma al fatto che la terapia non sia stata suf­ficientemente lunga o adeguata per riequilibrare i livelli di sero­tonina, che eventuali fattori psi­cosociali scatenanti non abbia­no trovato soluzione o che si tratti di un nuovo episodio depressivo eventualmente nel­l'ambito di una pa­tologia più com­plessa (disturbo bi­polare, sindrome depressiva ricorren­te, disturbo di per­sonalità, ...). Agli effetti terapeutici i farmaci, tutti i far­maci, associano de­gli effetti collatera­li, che il curante de­ve conoscere e mo­nitorare. Per tale ragione la terapia farmacologica deve essere adattata e controllata, mante­nendo il principio che la migliore te­rapia deve essere la minore terapia ca­pace di dare un'effi­cacia terapeutica evidenziabile. È quindi inutile o ad­dirittura dannoso assumere una tera­pia farmacologica non efficace o so­vradosata. Alla stessa stregua però è altrettanto sba­gliato assumere una terapia sot­todosata. Ogni farmaco ha una sua particolarità sia nell'indica­zione che negli effetti collatera­li. I nuovi antidepressivi in com­mercio sono sostanzialmente ben sopportati, gli effetti colla­terali pochi e soprattutto non pericolosi. Il rischio di un au­mento della suicidalità, paven­tato da più parti, sotto terapia antidepressiva, non è in realtà un vero effetto collaterale del farmaco, ma piuttosto un sinto­mo della depressione grave che può presentarsi anche durante la remissione. La terapia farma­cologica può infatti portare a un miglioramento della sinto­matologia non graduale e omo­geneo, per cui l'apatia e la man­canza di energia rispondono più rapidamente rispetto al to­no dell'umore. Questo sembra essere più presente con alcuni specifici antidepressivi e po­trebbe portare nelle prime setti­mane di terapia alla situazione in cui un paziente ancora de­presso nell'umore trovi l'ener­gia e la forza per mettere in at­to un piano suicidale già pre­sente da tempo. Per questa ra­gione è molto importante man­tenere un controllo sul decorso clinico e talvolta può essere ne­cessario, in caso di depressione molto grave, procedere a un ri­covero presso una clinica spe­cializzata.
Ma dalla depressione è pos­sibile guarire. I dati scientifici a disposizione sembrano dimo­strare che quasi la metà dei pa­zienti, che hanno sofferto di un episodio depressivo, non avranno recidive. Per questo il riconoscimento precoce e il trattamento adeguato sono centrali in questo processo di guarigione.
* Psichiatra e psicoterapeuta, membro di comitato della Società Ticinese di Psichiatria e Psicoterapia



 

Da: La regione, 20.05.08, pag 20

Giovedì scorso a Tenero si è svolta l'assem­blea dell'Associazione Armònia. Nel corso dei lavori vi è stata la presentazione del rap­porto di attività 2007 di Casa Armònia e del Consultorio Alissa ed è stato riconfermato il comitato. Nella sua relazione presidenziale, Linda Cima-Vairora ha ricordato che in Sviz­zera una donna su cinque è confrontata al­meno una volta nella vita con la violenza fisi­ca e/o sessuale all'interno della coppia e due su cinque a quella psicologica; dati indicati da uno studio condotto qualche anno fa nel­l'ambito del Programma nazionale di ricer­ca. La violenza domestica, come rilevato an­che recentemente dall'Ufficio federale di sta­tistica e dal rapporto 2007 della Polizia canto­nale, è un fenomeno che continua a destare preoccupazione. Per questo è importante ac­crescere e incoraggiare la sensibilizzazione sulle difficoltà relazionali e sulle violenze fa­miliari e nel contempo far conoscere le strut­ture che si occupano del problema, come Casa Armònia e il Consultorio Alissa, pre­senti sul territorio cantonale. « Il nostro inter­vento
- ha detto la presidente - spazia dalla prevenzione all'intervento, ed è rivolto alla donna, alla famiglia (dalla persona giovane a quella anziana) e al bambino (che arriva nel­la nostra Casa con la madre); questi bambini ospiti della Casa (che hanno assistito e subìto scene di violenza) saranno i giovani e gli adul­ti di domani, saranno dei giovani a rischio che potranno a loro volta esercitare violenza. Sia­mo molto attenti all'evoluzione della nostra società e proprio per questo che abbiamo preso contatto, già lo scorso anno, con la dottoressa Giovanna Stoll-Simona (psichiatra/psicoa­nalista, con al suo attivo molta esperienza e di­verse pubblicazioni sulla coppia perversa) per approfondire la tematica della violenza, tema­tica attualmente molto dibattuta, in modo particolare per quanto riguarda il disagio giovanile» .
Come sostenuto da Linda Cima-Vairora è dunque importante prestare attenzione e so­stegno a chi da anni si occupa di gestire pro­blematiche difficili e delicate come quelle a cui Associazione Armònia è costantemente confrontata. « Solo grazie al sostegno di molti
- ha detto - possiamo approfondire la cono­scenza sulla problematica, e assicurare mag­giore presenza e qualità negli interventi". La presidente ha infine lanciato un appello affin­ché Associazione Armònia possa accrescere il numero di associati. Versando la tassa sociale di 30 franchi è possibile - ha affermato - con­tribuire a costruire "una società migliore, una società meno violenta. Non aspettiamo che succeda un fatto terribile e clamoroso perché ci ricordi che il problema della violenza esiste". Un invito rivolto anche ai comuni ad essere parte attiva nella lotta contro la violenza come già alcuni comuni "fortunatamente fanno e in modo anche molto generoso. Per il loro prezio­so aiuto li ringrazio di cuore» .
Le persone che sono interessate a conosce­re Associazione Armònia possono richiede­re la documentazione al numero di telefono 0848 33 47 33. 

Da: La regione, 17.05.08, pag 23

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Aggredito senza motivo da un coetaneo già identificato e denunciato. Il direttore: ‘Episodio isolato'

«Cos'hai da guardare?». Sem­bra sia stata più o meno questa l'espressione scatenante, poi se­guita da uno sguardo equivocato e caricato di chissà quali minac­ciosi significati, a spingere un quattordicenne della terza Media di Besso all'inspiegabile aggres­sione di un coetaneo della secon­da Media di Massagno.
Un'aggressione gratuita, sen­za motivo, tanto rapida e violenta quanto inaspettata, che poteva avere conseguenze peggiori. La vittima, un allievo di seconda che stava rientrando in sede con i compagni di classe e il docente dopo una lezione di ginnastica al­l'aperto, si sarebbe reso ‘colpevo­le' di uno sguardo a quel suo coe­taneo che nemmeno conosceva e a quel punto ne ha subìto il fero­ce attacco: pugni allo stomaco e al volto. Il ragazzo aggredito è tornato regolarmente in classe, ma il suo volto pallido ha spinto il docente a intervenire e così il giovane è stato consegnato ai ge­nitori che lo hanno portato dal medico e hanno denunciato l'epi­sodio alla polizia, come indicato loro dalla scuola. Il ragazzo ha subìto una lieve frattura alla mandibola e un inizio di commo­zione cerebrale e fortunatamen­te, dopo una notte in osservazio­ne trascorsa all'ospedale Civico, ha potuto essere dimesso senza gravi conseguenze.
Sull'episodio ora indaga la Ma­gistratura dei minorenni che nei confronti dell'aggressore ha aper­to un'inchiesta penale per lesioni. Ieri la scuola Media di Massagno sulla vicenda ha inviato una co­municazione alle famiglie. «Sono stato in tutte le classi e ho spiegato quanto è accaduto» - fa sapere il direttore delle Medie di Massa­gno, Corrado Arigoni che invita comunque a non amplificare il caso. «Si tratta fortunatamente di un episodio isolato e non è ascrivi­bile al fenomeno del bullismo, vi­sto che i due ragazzi non si cono­scevano » - osserva il responsabile della sede, che sottolinea come
«quotidianamente lavoriamo sul tema della violenza, cercando di prestare la massima attenzione. Ho spiegato agli allievi che devono sapere che quando uno mette le mani addosso a qualcun altro per­de tutte le ragioni e deve essere de­nunciato, sia alla famiglia, sia alla scuola, e inoltre che non biso­gna raccogliere provocazioni».
Sull'aggressione ieri è interve­nuta l'Assemblea dei genitori del­le scuole medie Lugano 2 (Besso) che in una breve segnalazione ai quotidiani e al Dipartimento del­l'educazione, della cultura e dello sport definisce grave e increscio­so l'episodio di pestaggio e chiede alle autorità che sulla vicenda siano adottati severi provvedi­menti.
TI- PRESS
C'è l'operatore di prossimità

Intanto a Massagno da un mese e mezzo è attivo un operatore di prossimità rivolto ai giovani. Si tratta di Emanuele Frei, 32 anni, psicologo, assunto dal Comune al 30% e per il resto del tempo impe­gnato a Villa Argentina. È certa­mente presto per un bilancio, ma quali sono i progetti in campo?
«Per ora si è trattato soprattutto di entrare in contatto con enti e asso­ciazioni presenti nel territorio. In­tendo conoscere dapprima le realtà del territorio. L'obiettivo in questo momento è quello di sondare il bi­sogno di ampliamento delle offerte nell'ambito del tempo libero. A questo proposito ho stabilito con­tatti con Claudio Chiapparino, re­sponsabile del dicastero giovani ed eventi della Città di Lugano, con cui fra l'altro a settembre c'è in pro­getto di realizzare una ricerca sul­le tematiche giovanili». G.G.




‘Quotidianamente lavoriamo sul tema della violenza'

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