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Da: La regione, 14.06.08, pag 22


Un'esperienza non solo pilota

L'attività dell'Associazione Progetto Genitori richiama l'attenzione dei servizi cantonali


Il Cantone è pronto a tendere la mano all'Associazione Pro­getto Genitori del Mendrisiotto e Basso Ceresio. L'idea di dare ascolto e spazio alle mamme e ai papà desiderosi di imparare (ancor prima di educare) ha fat­to breccia. E non solo a livello regionale. Iniziata ormai un anno e mezzo fa a titolo speri­mentale, l'esperienza ha coin­volto schiere di genitori. Solo l'anno scorso a frequentare le Permanenze educativi mobili (182 in tutto) aperte in vari pun­ti di incontro è stato oltre un mi­gliaio di persone con figli fra i 0 e i 3 anni, la fascia di età alla quale ci si rivolge. E il progetto non si fermerà qui. L'Associa­zione ha di fatto deciso di prose­guire la sua attività sino alla fine del giugno del 2009.
Per allora si saprà. Si saprà se Bellinzona avrà deciso di far ri­partire l'iniziativa, estendendo­la al resto del Ticino. « L'interesse e la volontà ci sono. La metodolo­gia della pedagogia dei genitori, innovativa, ha dimostrato di sa­per rispondere a un bisogno rea­le. Sin qui abbiamo ricevuto solo echi positivi » ci dice la capo pro­pi getto Sonia Lurati. E in effetti una delle ipotesi al vaglio della Divisione dell'azione sociale e delle famiglie e della Sezione del sostegno a enti e attività so­ciali, come ha confermato all'as­semblea Chiara Gulfi, rappre­sentante del Cantone in seno al Comitato, è proprio quella del ri­conoscimento dell'Associazione come ente di appoggio. « Trat­tandosi però di una procedura lunga, complessa e legata ai tem- di approvazione della pianifi­cazione quadriennale del settore, prevista dalla Legge - ha spiega­to Gulfi -, all'interno del Diparti­mento si stanno valutando anche altre possibili soluzioni. L'obietti­vo rimane quello di garantire la continuità dell'attività e l'inte­grazione con le prestazioni di consulenza materno-pediatrica ». Importante a questo punto sarà conoscere le risultanze del­la valutazione che sarà avviata da luglio e che vedrà concludere la fase pilota a dicembre. « Il pro­getto di fatto andava valutato dall'esterno per permetterci di ca­pire se siamo sula strada giusta » conferma Sonia Lurati. A senti­re le responsabili dei pre-asili partecipi alle attività, la missio­ne è già compiuta. E il Comitato (riconfermato e presieduto dal dottor Vincenzo D'Apuzzo) è molto soddisfatto del lavoro svolto sin qui. Un lavoro che continua: « Organizzeremo nuovi atelier e c'è la volontà di creare al­tre Permanenze. Parallelamente poi cureremo i contatti con gli specialisti. Ciò che ci permetterà sempre più di coltivare la valen­za scientifica del progetto ». D.C. 

Da: La regione, 14.06.08, pag 5

Sì alla possibilità di sanzionare anche finanziariamente i genitori che non di­mostrano di occuparsi in maniera ade­guata dei propri figli. La proposta, una delle trenta formulate dal gruppo "Giova­ni- Violenza-Educazione" coordinato dal pp Antonio Perugini, viene sostenuta dal­l'Associazione ticinese genitori non affi­datari. Con un lungo e articolato comuni­cato l'Agna, per la penna del suo presi­dente Riccardo Kuebler, prende dunque posizione sul primo rapporto elaborato, e presentato martedì alla stampa, dalla commissione incaricata dal governo di radiografare il fenomeno della violenza giovanile in Ticino e di proporre delle contromisure.
Come associazione di genitori non affi­datari « teniamo a sottolineare la nostra volontà a essere presenti nell'educazione dei nostri figli e il nostro impegno nel pro­muovere una genitorialità più responsabi­le, per questo abbiamo però bisogno del­l'aiuto dello stato ». Perché, sostiene anco­ra l'Agna, « è difficile svolgere il proprio ruolo di genitore se lo stato medesimo ce ne priva e addirittura si vuole sostituire al ge­nitore assente (curatori, istituti ecc.) ». L'as­sociazione ricorda al riguardo che in caso di divorzio, la prassi « in Ticino e in buona
parte della Svizzera
» è quella di togliere l'autorità parentale a uno dei due genito­ri: nel nostro cantone ciò « avviene nel 95% dei casi nei confronti del padre ». Que­sto, sostiene l'Agna, « è un segnale molto forte per i minori, si dice loro a chiare lette­re: "Non hai più un padre"; ed è un segna­le forte anche nei confronti dei genitori: "Non devi più occuparti dei tuoi figli, sei esonerato da questo compito" ».
L'associazione perseguirà quindi « nel­la richiesta dell'autorità parentale con­giunta e dell'affidamento condiviso, ossia della difesa dei diritti dei fanciulli a una ampia e serena relazione con entrambi i genitori ». Non solo: continuerà a « diffon­dere una maggiore coscienza per la pro­pria responsabilità di genitori, per esem­pio con le serate di formazione che organiz­ziamo regolarmente ». Inoltre « promuove­remo un maggiore impegno dei padri, quale figura attualmente piuttosto assen­te, ma anche latitante, nell'educazione dei fanciulli: ci sono infatti parecchi padri ai quali viene, in un modo o nell'altro, impe­dito di occuparsi della prole ma ci sono purtroppo anche padri che rinunciano alla loro responsabilità di genitore, sem­plicemente per questioni di comodo e di egoismo ».

 

 

Da: Corriere del Ticino, 13.06.08, pag 7

Nessuno deve e può essere punito per un atto criminale che non ha commesso - Per analogia dovrebbero inoltre essere puniti gli svizzeri per le colpe dei figli
 I genitori stranieri non dovrebbero essere puni­ti con l'espulsione dalla Svizzera quando un loro figlio commette un'infrazione grave. Il Consiglio nazionale si è pronunciato ieri sera contro le ricet­te dell' UDC per lottare contro la delinquenza gio­vanile.
In un'iniziativa parlamentare, respinta con 106 vo­ti contro 36, i democentristi chiedevano la possibi­lità di revocare l'autorizzazione di soggiorno o di dimora degli stranieri i cui figli minorenni avesse­ro commesso infrazioni.
L'espulsione sarebbe obbligatoria in caso di stu­pro, liti con uso di coltelli o di minacce di morte contro un docente.
Per la maggioranza una proposta del genere è con­traria agli elementari principi dello Stato di diritto. Nessuno deve e può essere punito per un atto che non ha commesso. Inoltre, questa iniziativa viola il principio della proporzionalità, ha sottolineato Isabelle Moret (PLR) a nome della maggioranza della commissione.
Ma vi è di peggio: una simile disposizione potreb­be punire stranieri ben integrati la cui unica colpa è di avere un figlio che ha commesso un atto irra­zionale in piena crisi adolescenziale.
L'uguaglianza di trattamento vorrebbe inoltre che si puniscano anche i genitori svizzeri per le infra­zioni commesse dai loro figli.




L' ESPULSIONE
dei genitori sarebbe stata obbligatoria in caso di stupro, liti con uso di coltelli o di minacce di morte contro un docente.
(Key)

Da: La regione, 11.06.08, pag 13

Per venire incontro alle esigenze degli abitanti con difficoltà a livello sociale il Municipio di Faido ha organizzato uno specifico servizio di assistenza in collaborazione con due operatori sociali: Ornel­la Brenni (operatrice-mediatrice sociale) e Michele Ravatta (assistente sociale Supsi). Il servizio garan­tisce discrezione, ascolto, consulenza sulle proble­matiche sociali, consigli pratici, rinvio ai servizi competenti presenti sul territorio, mediazione fa­miliare nonché sostegno morale ai singoli o alle coppie. Per far capo al nuovo servizio (la prima se­duta è gratuita, mentre per il proseguimento viene chiesto un contributo) è necessario contattare gli operatori allo 076 546 94 82 o allo 079 252 90 64. 

Da: La Regione, 11.06.08, pag 3

Tra le cause del fenomeno la mancanza di punti di riferimento sul piano affettivo ed educativo. Chiamati in causa i genitori incapaci di ‘trasmettere i valori alla base della convivenza civile'. La scuola? ‘Non può essere l'unica agenzia educativa: deve essere supportata e non solo sopportata'.
Il documento del gruppo operativo traccia il profilo del giovane violento: si tratta per la maggior parte di maschi tra i 13 e i 20 anni, con problemi di socializzazione, poca empatia e un'indole narcisistica che li porta a picchiare senza limiti per poi vantarsi di quanto fatto con i compagni

Violenza giovanile, le contromisure
Perugini:‘Alcune proposte risulteranno digeribili, altre indigeste'. Ecco il primo rapporto del gruppo istituito dal governo

Quasi novanta pagine fra considera­zioni sul fenomeno, tabelle, proposte di intervento e allegati vari. È il primo rap­porto intermedio - ce ne sarà uno ogni tre mesi - elaborato dal Gruppo operati­vo "Giovani-Violenza-Educazione" isti­tuito dal Consiglio di Stato in febbraio subito dopo il delitto Tamagni. Presen­tato ieri a Bellinzona, il documento non si limita a radiografare il fenomeno del­la violenza giovanile in Ticino con ac­cenni alla situazione nel resto della Svizzera e nella vicina Lombardia: sug­gerisce anche una serie di misure per arginarlo, per prevenirlo (vedi pagina 2). « Ci sono proposte altamente digeribili e proposte indigeste, sarà il Paese a giu­dicarle e se del caso a criticarle », ha detto il procuratore pubblico Antonio Peru­gini, coordinatore della speciale com­missione nella quale sono rappresenta­te oltre alla giustizia penale (Ministero pubblico e Magistratura dei minoren­ni), la polizia, la scuola, la sanità/socia­lità e i media. Una commissione, il cui mandato è di un anno, che il governo ha voluto così composta proprio per affron­tare il problema « in un'ottica multidisci­plinare », ha spiegato il direttore del Di­partimento istituzioni Luigi Pedrazzi­ni: soltanto con un simile approccio si possono dare « risposte » efficaci.
Le prime sono ora nero su bianco. Ventitré misure (altre sette sono da ap­profondire) per contrastare la violenza giovanile nel cantone. Alcune il Gruppo le ritiene urgenti e attuabili in tempi brevi. Ci sono proposte che con ogni probabilità faranno discutere, come quella sulla "responsabilità genitoria­le" (sanzioni "finanziarie" ma non solo) o quella su un'eventuale chiusura anti­cipata dei locali notturni nel fine setti­mana. L'importante è comunque discu­terne, è stato sottolineato ieri: presto verrà attivato un sito online grazie al quale chiunque potrà esprimersi sulle misure ventilate. Il rapporto è intanto già all'esame dei competenti servizi del Cantone: nel corso dell'autunno, ha fat­to sapere Pedrazzini, sarà il Consiglio di Stato a pronunciarsi: deciderà quali mi­sure applicare subito e quali invece in­trodurre a medio o lungo termine. « In questa valutazione - ha osservato il mi­nistro - coinvolgeremo i Comuni ma an­che la deputazione ticinese alle Camere federali », visto che ci sono proposte che toccano normative nazionali.
Il disagio giovanile, dunque: sullo sfondo, ha evidenziato Perugini, « c'è un mondo che cambia in fretta, vengono di conseguenza a mancare dei punti fermi sul piano affettivo e su quello educativo »: il giovane oggi è come se si trovasse « in una stanza buia con l'angoscia di trova­re le pareti ». Dietro certi comportamenti vi è pure « una fragilità educativa dei ge­nitori », incapaci di trasmettere « quei va­lori alla base della convivenza civile ». Nella conferenza stampa hanno parlato anche altri membri del gruppo di studio coordinato da Perugini. Per Franco Lazzarotto, che è pure presidente del collegio dei direttori delle scuole medie, « la scuola ha bisogno costantemente di qualcuno che le dia una mano »: non può essere l'unica ‘agenzia educativa'. La scuola « deve essere supportata e non come spesso accade sopportata ». La de­vianza penale « riguarda una minoran­za della nostra gioventù », ha tenuto a
evidenziare il magistrato dei minorenni
Reto Medici:
una minoranza « che meri­ta tutta la nostra attenzione in quanto a monte di determinate situazioni ci sono lacune educative ». Marco Galli, alla te­sta dell'Ufficio del sostegno a enti e atti­vità per le famiglie e i giovani (Diparti­mento sanità e socialità): « La prevenzio­ne non spetta solo agli specialisti ma deve coinvolgere l'intera società ». Luca Gua­stalla,
liceale e nel gruppo in rappre­sentanza del Consiglio dei giovani, ha sottolineato l'« ottimo » clima di lavoro in commissione: « Siamo stati ascoltati ». Ieri sono intervenuti pure il capo del Di­partimento educazione cultura e sport e la responsabile del Dss. Gabriele Gen­dotti:
« Come Decs abbiamo già messo in atto delle misure puntuali: in quelle sedi di scuola media considerate ‘calde', ad esempio, sono state introdotte a titolo spe­rimentale delle ‘zone cuscinetto' per allie­vi problematici, i quali vengono seguiti da educatori appositamente formati; sono state inoltre inasprite le misure di­sciplinari ». I docenti però « non possono fare anche i poliziotti ». Di qui l'appello ai genitori affinché svolgano « il loro ruolo educativo ». Patrizia Pesenti si è soffer­mata fra l'altro sul rapporto della com­missione: « Un documento che va al di là dei luoghi comuni e delle semplificazioni. I provvedimenti suggeriti, frutto dei di­versi approcci, sono sensati ».




Il documento è stato presentato ieri ai media. In primo piano il coordinatore della commissione, il pp Antonio Perugini

 

Picchiano di più ma soprattutto picchiano più duro
Aggressioni immotivate, spesso per noia o per incapacità di gestire le proprie emozioni

Maschio, fra i 13 e i 20 anni, freddo nell'esecuzione dell'atto violento e senza troppa pietà, spesso recidivo, tanto svizzero quanto straniero. Il primo rap­porto del gruppo "Giovani-Vio­lenza- Educazione" traccia l'iden­tikit degli adolescenti con proble­mi di violenza. Sono pochi, si leg­ge nel rapporto (il 15% dei giova­ni commettono il 60% dei reati) eppure i casi continuano ad au­mentare. In Ticino, come in Sviz­zera, i giovani picchiano di più, ma soprattutto picchiano più duro rispetto al passato, con più brutalità. E spesso lo fanno per noia, per mancanza di riferimen­ti chiari nella società o per inca­pacità di gestire le emozioni, vi­sto che nessuno è riuscito a inse­gnar loro a farlo.
Atti commessi spesso di notte, in gruppo, durante le uscite sera­li e dopo aver consumato alcol o droghe. Sovente la rissa si scate­na senza un vero e proprio moti­vo o, quantomeno, per episodi fu­tili. « Ci sono dei pestaggi che av­vengono senza nessuna provoca­zione da parte della vittima. Vitti­ma che può essere addirittura scel­ta a caso », ha sottolineato ieri il magistrato dei minorenni Reto Medici. Manca anche l'empatia e il senso della misura: « Calci in­ferti a persone inermi, stese a terra come segno di resa, pugni al viso e al torace ». E non solo, il rapporto sottolinea addirittura come epi­sodi di violenza diventino anche motivo di vanto per chi li ha com­messi.
Le cifre L'incremento del fenomeno in Ticino emerge anche dall'analisi condotta tra settembre e dicem­bre 2007 dal gruppo "Visione gio­vani" della Polcantonale, gruppo che, ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Luigi Pedrazzini « ha svolto un lavoro egregio, utile anche per il futuro ». In quel periodo la PolTi ha regi­strato 574 eventi che vedevano coinvolti giovani in veste di auto­ri, vittime o testimoni. Delle 569 persone implicate in questi atti, 427 erano maschi, 142 femmine. I reati maggiormente denunciati sono stati quelli contro il patri­monio, contro la persona e con­tro l'ordine pubblico; la fascia d'età più toccata: quella tra i 15 e 17, nonostante il fenomeno mo­stri un sensibile aumento già a partire dai 13 anni.
Il tutto sullo sfondo delle realtà urbane di Lugano, di Bellinzona (con ramificazioni in Riviera), di Locarno (e dintorni). In queste due ultime zone, si afferma nel rapporto, è stato possibile addi­rittura individuare bande « orga­nizzate
», con una precisa « strut­tura gerarchica » e formate sia da svizzeri sia da stranieri. Stranie­ri che peraltro, rileva ancora il documento facendo riferimento alle cifre di alcuni studi, non de­linquono più degli svizzeri.
Le problematiche maggiori, insomma, sembrano concentrar­si in città, non tanto - si legge nel rapporto - perché qui vi è più delinquenza, ma perché i giovani vi si recano, attratti dagli svaghi notturni.
Le cause Tra le cause del comportamen­to aggressivo dei giovani vi sa­rebbe in particolare la mancanza
DAL RAPPORTO DEL GRUPPO OPERATIVO
di un punto di riferimento nella società. Ma anche « i modelli vio­lenti messi in atto dagli adulti quale espressione della legge del più forte (i giovani apprendono dall'esempio negativo degli adul­ti), la disgregazione familiare, la forte ascendenza sul singolo del gruppo (ricerca di appartenenza e sicurezza), l'influenza dei media nel veicolare modelli comporta­mentali ritenuti vincenti, il consu­mo problematico di alcol e di altre sostanze illegali, l'immigrazione dell'ultimo ventennio con le relati­ve difficoltà di integrazione, un urbanismo ghettizzante e specu­lativo ».
Scuola e famiglia

Insomma: tutti cambiamenti rapidi e repentini intervenuti nella società negli ultimi decen­ni. Cambiamenti che hanno col­to di sorpresa soprattutto l'isti­tuzione familiare che, si legge nel rapporto, « mostra evidenti segni di fragilità nelle capacità di educazione dei figli, che mo­strano l'insorgere di problemi vari già in età preadolescenzia­le ». Genitori che non riescono a dire no (« risulta che nell'educa­zione dei figli, le qualità come in­dipendenza e l'autocoscienza hanno ormai il sopravvento su quelle di obbedienza e di mode­stia ») e che non possono più con­tare su una condivisione delle regole del vivere comune: « Non esiste più un unico e condiviso modello educativo come nel pas­sato che permetteva una sorta di controllo sociale allargato ». La missione di educare i figli è an­che più complicata per le fami­glie di immigrati, « vuoi per pro­blemi d'integrazione, di lingua o di predominanza sociale che hanno talvolta più contatti con l'esterno rispetto agli stessi ge­nitori ».
Nella prevenzione dei fenome­ni violenti deve essere coinvolta anche la scuola che, si specifica nel rapporto, deve aiutare gli al­lievi a sviluppare il senso di re­sponsabilità. Un lavoro da svol­gere assieme alle famiglie per evitare, come annota il gruppo di lavoro, che l'istituzione scolasti­ca resti « l'ultimo e unico baluar­do per un sano sviluppo psicofisi­co del giovane ».

 




Senza pietà...

 

Caratteristiche del fenomeno
è progressivamente in aumento sia in numeri assoluti sia in termini di brutalità e di esplosività dei gesti
è in genere legato a futili motivi (basta uno sguardo, una parola per scatenare la reazione)
è prevalentemente urbano
è soprattutto registrato durante le ore serali/notturne di svago e di divertimento
è spesso preceduto ed accompagnato dal consumo (in alcuni casi anche smodato) di alcol e/o di droghe
è in gran parte legato a consessi di gruppo
non è necessariamente collegato ad appartenenze na­zionali o etnico-culturali ma è piuttosto legato alle condi­zioni socio-economiche (personali o familiari)
è un fenomeno che assorbe un grado di mediatizzazio­ne superiore a quello della violenza praticata dagli adulti

Caratteristiche dell'autore
giovane maschio fra i 13 e i 20 anni (le femmine hanno un tasso di condanna cinque volte inferiore anche se a livello di violenza verbale spesso superano i maschi)
sia svizzero sia straniero
rischio di recidiva pronunciato (sentimento di onnipotenza)
pronunciato grado di freddezza esecutiva, di sprezzo per la vittima e di accanimento anche dopo averla già sopraffatta
scarsa coscienza sulle conseguenze dei propri gesti vio­lenti, sia prima sia dopo i fatti
pronunciato narcisismo che lo porta ad esibire le proprie azioni riprovevoli al gruppo dei pari e a terzi (con racconti, fil­mati da video-telefonini ecc...)
di condizione socio-economica personale e familiare pre­caria, con problemi di scolarizzazione, di formazione profes­sionale o di integrazione (se straniero)

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