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Maschio, fra i 13 e i 20 anni, freddo nell'esecuzione dell'atto
violento e senza troppa pietà, spesso recidivo, tanto svizzero quanto
straniero. Il primo rapporto del gruppo "Giovani-Violenza-
Educazione" traccia l'identikit degli adolescenti con problemi di
violenza. Sono pochi, si legge nel rapporto (il 15% dei giovani
commettono il 60% dei reati) eppure i casi continuano ad aumentare. In
Ticino, come in Svizzera, i giovani picchiano di più, ma soprattutto
picchiano più duro rispetto al passato, con più brutalità. E spesso lo
fanno per noia, per mancanza di riferimenti chiari nella società o per
incapacità di gestire le emozioni, visto che nessuno è riuscito a
insegnar loro a farlo.
Atti commessi spesso di notte, in gruppo,
durante le uscite serali e dopo aver consumato alcol o droghe. Sovente
la rissa si scatena senza un vero e proprio motivo o, quantomeno, per
episodi futili. «
Ci sono dei pestaggi che avvengono senza nessuna provocazione da
parte della vittima. Vittima che può essere addirittura scelta a caso
», ha sottolineato ieri il magistrato dei minorenni
Reto Medici.
Manca anche l'empatia e il senso della misura: «
Calci inferti
a persone inermi, stese a terra come segno di resa, pugni al viso e al torace
». E non solo, il rapporto
sottolinea addirittura come episodi
di violenza diventino anche motivo di vanto per chi li ha commessi.
Le cifre
L'incremento del fenomeno in Ticino emerge anche dall'analisi condotta
tra settembre e dicembre 2007 dal gruppo "Visione giovani" della
Polcantonale, gruppo che, ha osservato il direttore del Dipartimento
istituzioni
Luigi Pedrazzini
«
ha svolto un lavoro egregio, utile anche per il futuro
». In quel periodo la PolTi ha registrato 574 eventi che vedevano
coinvolti giovani in veste di autori, vittime o testimoni. Delle 569
persone implicate in questi atti, 427 erano maschi, 142 femmine. I
reati maggiormente denunciati sono stati quelli contro il patrimonio,
contro la persona e contro l'ordine pubblico; la fascia d'età più
toccata: quella tra i 15 e 17, nonostante il fenomeno mostri un
sensibile aumento già a partire dai 13 anni.
Il tutto sullo sfondo delle realtà urbane di Lugano, di Bellinzona (con
ramificazioni in Riviera), di Locarno (e dintorni). In queste due
ultime zone, si afferma nel rapporto, è stato possibile addirittura
individuare bande «
organizzate
», con una precisa «
struttura
gerarchica
» e formate sia da
svizzeri sia da stranieri. Stranieri che peraltro, rileva ancora il
documento facendo riferimento alle cifre di alcuni studi, non
delinquono più degli svizzeri.
Le problematiche maggiori, insomma, sembrano concentrarsi in città,
non tanto - si legge nel rapporto - perché qui vi è più delinquenza, ma
perché i giovani vi si recano, attratti dagli svaghi notturni.
Le cause
Tra le cause del comportamento aggressivo dei giovani vi sarebbe
in particolare la mancanza
DAL RAPPORTO DEL GRUPPO OPERATIVO
di un punto di riferimento nella società. Ma anche «
i modelli violenti messi in atto dagli adulti quale espressione
della legge del più forte (i giovani apprendono dall'esempio negativo
degli adulti), la disgregazione familiare, la forte ascendenza sul
singolo del gruppo (ricerca di appartenenza e sicurezza), l'influenza
dei media nel veicolare modelli comportamentali ritenuti vincenti, il
consumo problematico di alcol e di altre sostanze illegali,
l'immigrazione dell'ultimo ventennio con le relative difficoltà di
integrazione, un urbanismo ghettizzante e speculativo
».
Scuola e famiglia
Insomma: tutti cambiamenti rapidi e repentini intervenuti nella società
negli ultimi decenni. Cambiamenti che hanno colto di sorpresa
soprattutto l'istituzione familiare che, si legge nel rapporto, «
mostra evidenti segni di fragilità nelle capacità di educazione dei
figli, che mostrano l'insorgere di problemi vari già in età
preadolescenziale
». Genitori che non riescono a dire no («
risulta che nell'educazione
dei figli, le qualità come indipendenza
e l'autocoscienza hanno ormai il sopravvento su
quelle di obbedienza e di modestia
») e che non possono più contare
su una condivisione delle regole del vivere comune: «
Non esiste più un unico e condiviso modello educativo come nel
passato che permetteva una sorta di controllo sociale allargato
». La missione di educare i figli è anche
più complicata per le famiglie
di immigrati, «
vuoi per problemi d'integrazione, di lingua o di predominanza
sociale che hanno talvolta più contatti con l'esterno rispetto agli
stessi genitori
».
Nella prevenzione dei fenomeni violenti deve essere coinvolta anche la
scuola che, si specifica nel rapporto, deve aiutare gli allievi a
sviluppare il senso di responsabilità. Un lavoro da svolgere assieme
alle famiglie per evitare, come annota il gruppo di lavoro, che
l'istituzione scolastica resti «
l'ultimo e unico baluardo
per un sano sviluppo psicofisico
del giovane
».
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Senza pietà...
Caratteristiche del fenomeno
è progressivamente in aumento sia in numeri assoluti sia in termini di brutalità e di esplosività dei gesti
è in genere legato a futili motivi (basta uno sguardo, una parola per scatenare la reazione)
è prevalentemente urbano
è soprattutto registrato durante le ore serali/notturne di svago e di divertimento
è spesso preceduto ed accompagnato dal consumo (in alcuni casi anche smodato) di alcol e/o di droghe
è in gran parte legato a consessi di gruppo
non è necessariamente collegato ad appartenenze nazionali o
etnico-culturali ma è piuttosto legato alle condizioni
socio-economiche (personali o familiari)
è un fenomeno che assorbe un grado di mediatizzazione
superiore a quello della violenza praticata dagli adulti
Caratteristiche dell'autore
giovane maschio fra i 13 e i 20 anni (le femmine hanno un tasso di
condanna cinque volte inferiore anche se a livello di violenza verbale
spesso superano i maschi)
sia svizzero sia straniero
rischio di recidiva pronunciato (sentimento di onnipotenza)
pronunciato grado di freddezza esecutiva, di sprezzo per la vittima e di accanimento anche dopo averla già sopraffatta
scarsa coscienza sulle conseguenze dei propri gesti violenti,
sia prima sia dopo i fatti
pronunciato narcisismo che lo porta ad esibire le proprie azioni
riprovevoli al gruppo dei pari e a terzi (con racconti, filmati da
video-telefonini ecc...)
di condizione socio-economica personale e familiare precaria, con
problemi di scolarizzazione, di formazione professionale o di
integrazione (se straniero)
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